Mense scolastiche, Palermo fanalino di coda «Presente solo nel 6,29 per cento di scuole»

A Palermo sono ancora troppo pochi gli alunni che usufruiscono del servizio di mensa scolastica all’interno dell’istituto. Si tratta appena del 2,38 per cento, un dato che la colloca tra gli ultimi posti nel Paese, terzultima preceduta solo da Reggio Calabria (0,07 per cento) e Siracusa (0,88 per cento). E la situazione non migliora come numero di mense nel Paese collocandosi in penultima posizione (6,29 per cento)È questo il quadro che emerge dal terza edizione del rapporto di Save the Children dal sapore amaro (Non) tutti a Mensa 2017, pubblicato alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico. All’interno del dossier (disponibile sul sito), gli esperti di Save the Children hanno analizzato la proposta di refezione scolastica per le scuole primarie di 45 comuni capoluogo di provincia con più di 100mila abitanti, valutando tariffe, agevolazioni, esenzioni e trattamento delle famiglie morose.

Il servizio mensa non è presente in modo uniforme nelle scuole: solo in 17 comuni è disponibile in tutti gli istituti primari. Ancora una volta sono al Sud le città in cui la refezione scolastica è presente in un numero di scuole inferiore al 10 per cento. E Palermo risulta essere fanalino di coda nel Paese collocandosi in penultima posizione (6,29 per cento): a far peggio è solo Reggio Calabria (0,23 per cento). L’assenza di regole condivise, si sottolinea del dossier, contribuisce alla disparità nelle modalità di accesso e di erogazione. In otto regioni, in particolare, la situazione è ancora più allarmante e oltre il 50 per cento degli alunni non ha la possibilità di accedere alla refezione. 

La forbice tra Nord e Sud continua a essere ampia, con cinque regioni del Meridione che registrano il numero più alto di alunni che non usufruiscono della mensa. Ancora una volta «la situazione peggiore è in Sicilia» (80 per cento), seguita da Puglia (73 per cento), Molise (69 per cento), Campania (65 per cento) e Calabria (63 per cento). In quattro di queste cinque regioni, inoltre, si registra la percentuale più elevata di classi senza tempo pieno (Molise 93 per cento, Sicilia 92 per cento Campania 86 per cento, Puglia 83 per cento) – superando ampiamente il già preoccupante dato nazionale, stando al quale circa il 69 per cento di classi non offre questa opportunità – e in quattro si osservano anche i maggiori tassi di dispersione scolastica (Sicilia 23,5 per cento, Campania 18 per cento, Puglia 16,9 per cento, e Calabria 15,7 per cento).

Ma dal rapporto elaborato da Save the Children non emergono solo aspetti negativi, anche positivi come quello legato alle tariffe. Nei Comuni monitorati, le tariffe massime variano dai 2,30 euro (Catania) ai 7,28 (Ferrara), mentre quelle minime vanno da 0,30 (Palermo) a 6 euro (Rimini): un dato che il capoluogo mantiene da tre anni. Il risultato di questa disomogeneità è che, per esempio, la tariffa minima di Rimini corrisponde quasi al triplo della tariffa massima prevista a Catania (2,30). Una famiglia con reddito basso (Isee 5mila euro) sarebbe esentata dal pagamento in 9 comuni mentre a Rimini, Bergamo, Modena e Reggio Emilia pagherebbe una tariffa superiore a 3 euro. Abbiamo cercato di contattare il Comune per un commento, ma senza alcun esito.


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È quanto emerge dal quarto rapporto di Save the Children (Non) tutti a Mensa 2017, pubblicato alla vigilia del nuovo anno scolastico. Dal dossier, il capoluogo è anche terzultimo per numero di studenti che usufruiscono del servizio nelle scuole primarie, solo il 2,38 per cento, preceduta da Reggio Calabria e Siracusa

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