Mafia, il video dell’estorsione ad Altofonte «Due, tre, quattro, cinquecento… a posto?»

L’operazione dei carabinieri contro la cosca mafiosa di Altofonte che faceva capo a Salvatore Raccuglia – pregiudicato per concorso esterno in associazione mafiosa perché avrebbe assicurato la sua disponibilità alla locale famiglia all’epoca retta dal fratello Domenico -, che avrebbe imposto il racket ai commercianti del comune del Palermitano, è partita in seguito alla denuncia di un imprenditore. Quest’ultimo, stanco delle richieste estorsive avanzate dalla consorteria fin dal 2000, ha deciso di ribellarsi dal giogo di Cosa nostra. Gli agenti dell’Arma del gruppo di Monreale hanno dato esecuzione al fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Dda di Palermo, nei confronti, oltre che di Raccuglia, indagato per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata, anche di Andrea Di Matteo, Salvatore La Barbera e Giuseppe Serbino, indagati a vario titolo per gli stessi reati.

Un emissario della famiglia mafiosa, in questo caso La Barbera, si è presentato dal titolare dell’attività di Altofonte in prossimità di Pasqua, per concordare amichevolmente un appuntamento per il 15 aprile, giorno in cui sarebbe stata spontaneamente concessa una somma di 500 euro alla cosca. I carabinieri, avvertiti della circostanza, hanno dunque piazzato le telecamere nei locali dell’attività dell’estorto e hanno atteso che si verificasse l’incontro. La Barbera si è effettivamente presentato all’appuntamento e le telecamere dei carabinieri hanno immortalato la cessione di 500 euro in banconote da 50 e 20 euro all’esponente della cosca.

Proprio mentre si stava allontanando a bordo della propria autovettura, La Barbera è stato fermato dai carabinieri, che lo hanno arrestato. Nel corso della perquisizione, all’uomo sono stati trovati nelle tasche dei pantaloni mazzette di banconote per un importo di circa 1.500 euro, provento, quasi certamente, di altre estorsioni commesse nella stessa mattinata. Ritenuto importantissimo il rinvenimento nell’abitazione dell’arrestato di un’agenda, sequestrata dai carabinieri, all’interno della quale sono stati rinvenuti dati fondamentali relativi alle estorsioni perpetrate ad Altofonte, i cui proventi sarebbero stati destinati al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato per il sostentamento delle famiglie dei detenuti.

Le acquisizioni raccolte nel corso delle indagini e le dettagliate dichiarazioni dell’imprenditore estorto hanno consentito di documentare, oltre alla gestione nel tempo dell’attività di riscossione del pizzo da parte di Di Matteo, Serbino e La Barbera, il ruolo di reggente della famiglia mafiosa di Altofonte ricoperto da Salvatore Raccuglia. La ricostruzione, sorretta dalle dichiarazioni di esponenti di Cosa nostra intercettate nell’ambito di altri procedimenti, ha permesso di ricostruire le strettissime relazioni tra La Barbera e Raccuglia, nonché i documentati incontri di quest’ultimo con esponenti di spicco di altri mandamenti mafiosi, in particolare di Palermo e San Giuseppe Jato.


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