Ma ora ritorni la democrazia

La notte del 30 ottobre abbiamo assistito impotenti a un’operazione di Polizia senza precedenti a Catania. Questa volta non contro la cancrena del racket che taglieggia gli onesti, o la mafia che prova a riannodare i suoi tentacoli, o il narcotraffico che corrompe e avvelena anche i quartieri poveri della città. Né contro il disordine amministrativo, l’impunità nello spreco del pubblico denaro, gli intrecci tra politica e interessi privati che soffocano la legalità e lo sviluppo. Abbiamo visto un nugolo di elmetti contro ragazze e ragazzi a braccia alzate e trascinati a forza. Scartato anche il più elementare tentativo di trattativa con gli occupanti, si è fatto ricorso alla violenza “legittima” dei poliziotti. Questo è successo ieri e chissà cosa potrà accadere domani. 

Di fronte alla comparsa dei manganelli c’è stata nei confronti del Cpo Experia una solidarietà che ha oltrepassato le tradizionali appartenenze politiche: tra gli abitanti del quartiere, nell’università e nelle scuole, nell’opinione pubblica, sul web e sui giornali. Sembrava il momento di ragionare. Ma la quasi totalità dei rappresentanti delle Istituzioni – il Sindaco di Catania in primo luogo – si è sottratta al confronto. Le sedie vuote dell’assemblea in Piazza Dante feriscono a morte la democrazia.

Adesso il Centro popolare Experia di via Plebiscito 782, Catania, è stato rioccupato. Ebbene, c’è da sperare che la determinazione delle ragazze e dei ragazzi dell’Experia sia compresa e che si scelga il terreno del confronto e della ricostruzione del consenso. Facciano un passo indietro i Soprintendenti, portatori di progetti non partecipati. Si pronuncino gli amministratori dell’Ersu ed intervengano la Regione e il Comune. Si garantisca che gli interventi per la sicurezza dei locali dell’Experia, i progetti di ristrutturazione di questo e degli altri spazi pubblici del quartiere vengano realizzati garantendo la continuità alle attività sociali di cui il quartiere ha bisogno. 

L’Ersu, il Comune, la Regione non possono essere piegati alle guerre personali di alcuni estremisti che, per ragioni di partito, hanno tentato di criminalizzare il volontariato sociale. Non c’è bisogno di poliziotti in tenuta antisommossa. C’è invece una disperata necessità di luoghi di aggregazione giovanile e popolare, e di discussione pubblica sui bisogni della città. 

L’amministrazione comunale di Catania ha dato negli ultimi anni esempi estremi di mala amministrazione, di totale incapacità di garantire la manutenzione del territorio, i servizi della vita quotidiana, i programmi di sviluppo. Il denaro riversato su Catania ai tempi dell’amministrazione Scapagnini è stato usato male. Colpevolmente sprecato in mille rivoli clientelari. Investito non nella crescita della città, ma al fine di raccogliere consensi per la propria parte politica. Tutti vedono con i propri occhi, per dirne solo qualcuna, lo stato deplorevole del verde cittadino, la mancanza di interventi per sicurezza antisismica delle scuole, il caos del traffico e dei parcheggi nell’area di centro storico in cui sono concentrate ben quattro facoltà universitarie.

Ora qual è il problema? I sostenitori della “linea dura” sono pochi, fortunatamente. Ma possono essere pericolosi. La legittima protesta non può essere trasformata in illegalità. Catania è una città che può risollevarsi e migliorare. Che non vuole né funzionari-autocrati, né politici impiccioni, né derive autoritarie, ma un’amministrazione rispettosa dei cittadini. Cose normali.
 


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