L’universo femminile nella geografia e nella cartografia

È da questo famosissimo quadro di Ingres, Bagno Turco (1859-63, Louvre), che vogliamo partire per raccontare l’affascinante viaggio condotto dalla scrittrice Luisa Rossi, all’interno del panorama della geografia e della cartografia “al femminile”, in occasione della presentazione del suo libro: L’altra mappa. Esploratrici, Viaggiatrici, Geografe (Diabasis, 2005).

 

Nei documenti di Ingres, infatti, sono state rinvenute alcune lettere scritte da Lady Mary Wortley Montagu, aristocratica inglese del XVIII secolo, una delle prime e più importanti donne viaggiatrici. Essendo moglie dell’ambasciatore inglese presso la corte turca, Lady Montagu, ebbe modo di trasferirsi a Instanbul dove, a differenza degli uomini, poté facilmente frequentare gli harem dandone una precisa descrizione nelle lettere inviate alla sorella. Il Bagno Turco del pittore francese non è altro che la trasposizione grafica di ciò che lei aveva raccontato: «[…] belle donne nude in pose diverse: alcune chiacchieravano, altre  prendevano il caffé o il sorbetto, altre stavano adagiate sui loro cuscini». Lady Montagu ci racconta, con i propri occhi, una Istanbul differente da ciò che era già stato descritto, e questa differenza è reale anche oggi, dopo quasi trecento anni.

 

Ma questa donna è solo una delle tante viaggiatrici su cui Luisa Rossi si sofferma: Maria Sybilla Merian, disegnatrice entomologa del Seicento, decise di esplorare il Suriname, contribuendo così alla conoscenza dell’America meridionale di fine Seicento attraverso i suoi disegni, le sue «micromappe», come le definisce la scrittrice, e Léonie d’Aunet, compagna di Victor Hugo, che nell’Ottocento effettua viaggi in Lapponia e al Polo Nord.

 

Insieme ai nomi, ai volti e ai viaggi di queste e di altre donne, questo saggio ci restituisce una geografia diversa, «un’altra mappa», perché raramente ci si è soffermati sui viaggi compiuti dalle donne e sui contributi hanno dato alla storia della geografia. Eppure non sono poche le donne esploratrici, viaggiatrici e geografe dell’età moderna e contemporanea!

 

Dopo averci affascinato con il racconto di questi viaggi e soprattutto di queste coraggiose viaggiatrici, la scrittrice, docente di geografia presso l’Università di Parma, ci spiega la genesi del suo libro, ideato fondamentalmente per dar voce all’universo femminile, troppo spesso, purtroppo, confinato ai margini del sapere. «E tra tutti i saperi che hanno storicamente emarginato le donne, la geografia è uno dei primi. Ho scritto questo libro per indagare negli interstizi del sapere geografico. Questo libro nasce anche da un paradosso: le carte geografiche antiche sono piene di figure femminili, eppure il mondo della geografia e della cartografia è un mondo al maschile. In età moderna alle bambine veniva insegnata pochissima geografia, spesso solo lo studio della collocazione dei luoghi santi, perché si credeva che non potessero capirla».

 

Alla fine della presentazione, la scrittrice ci mostra una serie di diapositive in cui possiamo ammirare la bellezza delle carte geografiche ricamate da donne anglosassoni tra Settecento e Ottocento, un mappamondo interamente ricamato in seta, immagini di coraggiose viaggiatrici che nel primo Ottocento hanno scalato il Monte Bianco e le piramidi egiziane. E poi tutta una serie di carte con figure femminili: l’Europa raffigurata da una donna semivestita, il Mondo immaginato come una donna rotonda, e poi tutte le regioni italiane e molti Stati europei, sempre rappresentati da figure femminili.

 

Un modo nuovo, dunque, tutto al femminile, di guardare ai viaggi e al sapere geografico.


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