L’Islam expliqué aux enfants

Guardiamoci intorno: chi non si è accorto che dall’11 settembre qualcosa è cambiato?
Ogni cittadino arabo, che sia musulmano o non, è stato giudicato, guardato con sospetto, evitato o additato. Si è identificato l’Islam con il Terrorismo ed è andato bene a tutti (per quanto tutto ciò sia irrazionale). In un batter d’occhio è stata diffamata una religione, ma, fortunatamente, qualcuno ha deciso di mettere le cose in chiaro.
Tahar Ben Jelloun è uno dei più famosi scrittori maghrebini francofoni che si sono affermati in tutta Europa. Con una particolare attenzione per gli oppressi, gli immigrati e le donne alla difficile conquista di una identità, Ben Jelloun cerca di impregnare la lingua francese di cultura e spiritualità araba. Aspramente criticato dagli scrittori suoi contemporanei, egli giustifica la scelta della lingua francese per la stesura delle sue opere, come l’unica lingua capace di dare poesia, ritmo e profondità ai suoi scritti, ma, soprattutto, afferma: “J’utilise une langue qui n’est pas la mienne pour dire un pays qui est le mien”.
L’Islam expliqué aux enfants, pubblicato nel gennaio 2002, qualche mese dopo l’attentato terroristico al World Trade Center di New York, è un piccolo libro nato dall’urgenza di spiegare l’Islam ai bambini musulmani che vivono in un Paese europeo, e che, essendo lontani dalla propria cultura, dalle proprie tradizioni, vorrebbero conoscere, al meno, le proprie radici. È giusto sottolineare, però, che il libro è rivolto soprattutto a tutti coloro i quali non riescono a separare la parola Islam da terrorismo, violenza, integralismo. In momenti drammatici come quelli che stiamo vivendo in questi giorni, l’Occidente fa molta confusione, diffonde ignoranza e superficialità, arriva ad affermare la superiorità della civiltà occidentale su quella araba.
Parlando della sua religione e della sua cultura con la semplicità linguistica di una favola per bambini, l’autore intende far ricordare l’importanza di una civiltà che ha dato tanto al mondo, specialmente quello occidentale. Basti pensare alle numerose scoperte in campo medico, matematico, fisico, all’arte e a tutte le parole arabe presenti nelle lingue europee. È semplice ignorare qualcosa e seguire una scorciatoia che, infine, si dimostra errata.
Il mondo islamico aperto alla modernità e al dialogo con le altre religioni monoteiste è ciò che intende trasmettere Ben Jelloun, andando alla ricerca delle uguaglianze e non delle diversità.
Il libro è un dialogo immaginario tra Tahar Ben Jelloun e sua figlia che inizia l’11 settembre 2001, e che si prolunga per i nove giorni successivi. Le domande che la bambina pone al padre riguardano proprio la voglia di andare alla ricerca della propria identità, ma, anche, il suo disagio di musulmana in un Paese non completamente suo. Effettivamente il dialogo comincia con una semplice e ingenua domanda: «Papà, io sono Musulmana?». La bambina si trova in serie difficoltà perché, guardando la televisione, si è accorta che i musulmani sono considerati “cattivi e carnefici” e non desidera, in nessun modo, essere come loro.

Concludendo, questo libro è senza dubbio un invito esplicito a rifiutare l’ignoranza e andare alla ricerca del sapere.


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