Liga a Catania! Voto: 10 e lode!

E così, dopo l’uscita dell’ultimo album Nome e cognome e dopo il successo riscosso a Palermo, per la gioia di centinaia di fans la musica di Ligabue irrompe nello scenario catanese con la straordinaria forza che solo uno tra i più grandi cantanti italiani è in grado di regalarci.

Solo, al centro del palco, illuminato da un unico fascio di luce con la sua chitarra in mano e quasi sussurrando le parole della sua prima canzone “Lettera a G”: questo l’esordio di Liga. Un’entrata in scena decisamente teatrale e solo l’inizio di un concerto che è un continuo crescendo di suoni, ritmo, energia ed emozioni. Se infatti le sue prime canzoni sono lente, decisamente soft e dolcemente accarezzate dal coro del suo fedelissimo pubblico, le ultime vedono invece 1700 persone in piedi che saltano, battono le mani e soprattutto cantano, cantano instancabilmente. “Luciano, Luciano, Luciano”, questo l’urlo di battaglia che si alza soprattutto dalla tribuna, da cui partono le urla più appassionate, i cori più significativi e gli interminabili applausi. E Liga si concede ai suoi spettatori innamorati: apre, infatti, la serata con un ricordo, un esordio in flashback se vogliamo, facendo notare che questa sua presenza a Catania è un ritorno dopo ben 15 anni e leggendo poi in esclusiva tra una canzone e l’altra alcune tra le sue più belle poesie tratte dal nuovo libro Lettere d’amore nel frigo.

Per quanto l’ambiente a prima impressione non sembri essere perfettamente adeguato all’evento, a dispetto di tutti gli scettici il mitico Ligabue ha saputo conciliare l’energica forza delle sue canzoni al contesto teatrale ottenendo risultati sorprendenti. Alle stelle, infatti, l’indice di gradimento a giudicare dal esultanza dei suoi amatissimi fans. Un concerto per molti versi ‘spettacolare’: non solo incredibile dal punto di vista musicale, ma anche grandioso per quanto riguarda l’aspetto scenografico. Decisamente meravigliose le luci che, avvolgendo il cantante, accompagnano le canzoni nota dopo nota e tingono l’atmosfera ora di un colore, ora di un altro. L’ambiente suggestivo, la luminosità ad hoc, la musica superlativa e l’inimitabile voce del grande Liga fanno di quest’evento uno dei più riusciti dell’EtnaFest 2006.

Entusiasmo, forza, energia: è questo che comunicano le sue canzoni e che ancora una volta il nostro mito è stato in grado di donarci, di trasmetterci e di farci sentire dentro. Le parole di un cantante che non si ferma alle formalità ma che attraverso la sua musica racconta se stesso come uomo vero. È proprio la sua voce di uomo vissuto infatti che fa scalpitare, gridare forte, alzarsi in piedi e ondulare le braccia lentamente quando iniziano a distinguersi le prime note di Piccola stella senza cielo, Leggero e Ho perso le parole. È la sua voce che sconvolge tutti a ritmo di Cosa vuoi che sia, Il giorno dei giorni e l’energica Happy Hour, canzoni che come tutte le altre sono la fede di tanti devotissimi che saranno tornati a casa totalmente afoni ma sicuramente felici e ansiosi di partecipare al prossimo concerto, ovunque esso sia.

E proprio per questo che, pur avvalendosi di validissimi collaboratori al sax, al basso, al piano, alla batteria, è la voce di Ligabue che, più di ogni altra cosa, fa vibrare la tribuna sotto i salti di una platea completamente trasportata dalla forza di un ritmo indescrivibile, che magari per tanti è stato la colonna sonora della propria vita. La sensazione più bella? Non saprei dire se la gioia di guardare il nostro idolo lì sul palco, così vicino da poterlo quasi toccare, o la soddisfazione di poter ammirare il suo sorriso orgoglioso mentre completiamo una delle sue canzoni mettendoci tutta l’anima nel cantarla.

E il nostro teatro assiste allo spettacolo di centinaia di giovani in fibrillazione, protesi verso il palco, che cantano con tutta la propria forza e la propria passione e che ammirano finalmente dal vivo il proprio mito, che vedono spesso il realizzarsi di un sogno. Abituato a scenari ben diversi, il Metropolitan del 29 novembre trema sotto la grinta, la gioia, l’esaltazione di quasi 2000 persone disposte a tutto pur di sentire realmente quella voce, di ascoltare dal vivo quelle note, di guardare quell’uomo che sta lì sul palco, con il microfono e la chitarra in mano cantando la sua musica piena di vita. E rimanere lì, sussurrando semplicemente “grazie Liga”.


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