Licata: stop barricate, abbattute le case abusive Procura: «Spinte esterne per fomentare disordini»

Questa mattina all’alba nessuno credeva ai propri occhi. Nell’area che fino a ieri era stata scenario di guerra, con gli abusivi che erano riusciti a tenere sotto scacco le forze dell’ordine e, soprattutto, le ruspe che avrebbero dovuto avviare le demolizioni di 15 case costruite su aree demaniali ad inedificabilità assoluta, erano infatti iniziati gli abbattimenti.

A farsi carico delle operazioni sono stati, in tre casi, gli stessi privati, mentre nel caso di una struttura incompleta sta procedendo direttamente il Comune di Licata. Un cambiamento di fronte improvviso e, oggettivamente, difficilmente spiegabile, se consideriamo che ieri non si era esitato persino a schierare dei bambini a difesa delle case da abbattere.

Per il procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, la decisione autonoma degli abusivi sarebbe da cercare in una improvvisa coscienza civica. «Probabilmente – spiega all’agenzia Ansa – si sono resi conto che lo Stato, attraverso i suoi organi, non consentiva alcuna forma di cessione in favore delle illegittime pretese formulate. Non ci sono possibilità di sanatoria, anzi ci sono sentenze passate in giudicato». Il procuratore, inoltre, torna sul tema della potenziale partecipazione alle proteste di interessi esterni.

«È probabile che le spinte esterne che ci sono state per fomentare i disordini – spiega ancora Di Natale – si siano placate perché appunto è stato capito che non c’erano spazi. Ha inciso, naturalmente, la fermezza del questore e delle forze dell’ordine. E tutti hanno, dunque capito, che era inutile questo tipo di resistenza che piuttosto avrebbe portato altri danni, ossia a inchieste, denunce e arresti, oltre alla demolizione delle case».


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Ieri i residenti avevano schierato anche i bambini in difesa delle loro abitazioni. Stamattina la situazione si è improvvisamente sbloccata. In tre casi sono stati gli stessi privati a farsi carico delle operazioni. «Probabilmente - spiega il procuratore Di Natale - si sono resi conto che non c'è possibilità di sanatoria»

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