Librino, scuola superiore solo una promessa I presidi: «Sì dal Miur, la Regione è assente»

Creare gli istituti omnicomprensivi a Librino, per combattere la dispersione scolastica dopo la scuola secondaria di primo grado. Questa la proposta che i dirigenti scolastici della zona hanno avanzato il 6 aprile al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini durante un incontro nell’aula magna dell’istituto Angelo Musco, uno dei sette del grande quartiere insieme a Brancati, Campanella Sturzo, Dusmet, Fontanarossa, Pestalozzi e San Giorgio. Il ministro ha mostrato «un interesse non comune per la proposta, ma da allora nulla si è mosso», spiega Cristina Cascio, preside dell’istituto Musco e coordinatrice dell’Osservatorio d’area Librino sulla dispersione.

La proposta consiste nel consentire ai ragazzi già frequentanti, dopo la scuola media, di proseguire l’obbligo scolastico fino ai 16 anni all’interno delle strutture del territorio, dove verrebbero attivati i corsi di licei e istituti tecnici. Una soluzione già attuata in oltre duecento scuole in Italia, «soprattutto isole e comunità montane», spiega Cascio. Secondo la dirigente la nuova istituzione consentirebbe di abbattere una «dispersione scolastica arrivata intorno al 20 per cento, quando nella scuola primaria e media, negli stessi territori, è ormai praticamente assente», continua. Un problema strettamente legato all’assenza di scuole nelle vicinanze: in tutta la sesta circoscrizione, la più grande territorialmente del Comune, fino allo scorso anno scolastico era presente solo la succursale dell’istituto alberghiero di Monte Po. Che nel 2014-2015 non verrà riattivata.

«Abbiamo proposto per la prima volta la soluzione nel 2007 tramite il sindacato nazionale dirigenti scolastici, quando si stava elaborando il nuovo piano regolatore – spiega Cascio – Negli anni infatti ci siamo resi conto che portare un istituto superiore non era possibile: gli utenti non si spostano facilmente e questa soluzione eviterebbe la ghettizzazione attuale. Abbiamo peraltro provato le resistenze politiche e sindacali all’avvio di un nuovo istituto in zona». Cascio si riferisce al mancato trasferimento dell’istituto statale d’Arte a Librino nel 2009. Dopo lo sgombero del Collegio dei Gesuiti di via Crociferi, alla prestigiosa scuola era stata assegnata dalla provincia di Catania la vecchia sede dell’istituto Brancati, oggi vandalizzata. «L’allora presidente della provincia Giuseppe Castiglione aveva firmato l’atto per il trasferimento. Ma questo è stato annullato dopo pressioni di genitori, insegnanti e politici. E ancora oggi la sesta circoscrizione è l’unica a non avere nemmeno un istituto superiore», afferma Santo Molino, preside dell’istituto comprensivo Pestalozzi del villaggio Sant’Agata. Per Molino la mancata creazione di istituti omnicomprensivi «è soprattutto una responsabilità degli enti locali: la Regione siciliana, a statuto autonomo, ogni anno tra settembre e dicembre chiede agli istituti delle proposte per il piano di dimensionamento per l’anno successivo. Le proposte vengono poi spedite a gennaio ai Comuni, e approvate definitivamente a febbraio quando si fanno le iscrizioni».

Per l’anno scolastico 2014-2015 non c’è più possibilità per vedere gli istituti omnicomprensivi a Librino. Per consentirne l’attivazione nell’anno successivo, il 2015-2016, sarà necessario il supporto dal parte del Comune. «Abbiamo parlato mote volte con l’assessore all’Istruzione del Comune Valentina Scialfa, che si è detta possibilista – spiega Cristina Cascio – Ma non abbiamo mai avuto modo di parlarne con il sindaco di Catania Enzo Bianco, che peraltro non era presente all’incontro con il ministro Giannini. E che, da quando si è insediato, non ha mai fatto una riunione con tutti i presidi degli istituti, una prassi attuata da tutti i sindaci finora», spiega la dirigente. Che ricorda: «Basta solo un decreto dell’assessore regionale per attivare gli istituti omnicomprensivi. Chiediamo quindi con forza ai referenti istituzionali una soluzione», conclude Cascio.


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Consentire ai ragazzi del quartiere di continuare gli studi in zona, per «combattere la dispersione scolastica, circa al 20 per cento dopo la scuola media». Una proposta nata nel 2007 ma, finora, rimasta ferma. Nonostante l'interessamento del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. «Serve l'aiuto anche del Comune», spiegano i dirigenti scolastici

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