L’etica burocratica e il nuovo spirito del Meridione

E’ DAVVERO IMMUTABILE IL DESTINO DEL SUD ITALIANO? SIAMO  CONDANNATI A UN SOTTOSVILUPPO SENZA POSSIBILITA’ DI RISCATTO? CHI SONO GLI OPPRESSORI E QUALE FORZA HANNO GLI OPPRESSI?

 

di Aldo Penna

Il direttore del giornale ha con forza rintuzzato i luoghi comuni, tutti a danno del meridione, contenuti nell’intervista di Cacciari.

Tuttavia al di là delle affermazioni provocatorie e ingiuste, resta l’incolmabile distanza del sud rispetto alle regioni del Nord.
Quali le cause? Chi ama cercare colpevoli altrove dirà: l’occupazione sabauda e la distruzione dell’industria del sud. Argomenti che hanno qualche fondamento ma non spiegano perché 138 anni dopo l’inchiesta di Franchetti e Sonnino sulla Sicilia, l’intero Sud rimane fanalino di coda non solo dell’Italia ma dell’intera Europa.

Perché l’intera Germania dell’Est, quasi tutte le regioni spagnole, buona parte dell’Irlanda, quindi anni fa condividevano con il nostro Sud la condizione di regioni non sviluppate, e oggi lasciano questo primato del peggio al meridione?

Le somme affluite sono identiche, l’utilizzo profondamente diverso. Lì interventi strutturali che hanno sospinto le attività produttive verso livelli di eccellenza, la realizzazione di grandi infrastrutture al servizio delle economie e della società, nel nostro Sud, somme non spese e quando spese polverizzate in interventi a pioggia, spesso a tenere in piedi le impalcature di un traballante consenso.
E veniamo al nodo: quali le diversità tra noi e il resto di Europa? La politica innanzi tutto. Al Sud fatta spesso da professionisti della politica, come strada all’avanzamento sociale. Non sacrificio della professione per il bene della comunità, ma un percorso di mutamento dei livelli economici individuali. L’autonomia statutaria delle regioni ha fatto il resto trasformando le iniezioni di federalismo in un clientelismo scientifico ed elevato a sistema. Lì dove prima la politica “rischiava” per rubare adesso si copre d’oro per legge.

 

La burocrazia è un apparato enorme, poco qualificato con dislivelli retributivi fortissimi. Ma non è questa la ragione dell’inefficienza della burocrazia italiana in generale e del sud in particolare. Come nelle più classiche delle analisi sociologiche degli apparati burocratici, questo organismo ha vita propria. La politica non riesce a modificare nulla delle dinamiche interne e spesso lascia tracciare le linee di intervento a burocrati irresponsabili per i quali il conseguimento degli obiettivi di sviluppo ed efficacia, risiede solo nella sfera individuale. I loro stipendi sono immuni dai risultati.

L’evanescenza dei rappresentanti politici nominati dai vertici eletti direttamente è sempre più marcata. Sindaci e Presidenti di regione si circondano di cortigiani deboli, spenti e senza idee invece di soggettività forti e autorevoli. In tali condizioni i vertici della burocrazia spadroneggiano, impongono regole, procedure e impediscono con la tecnica del sabotaggio ogni riforma che li riguardi. Un’etica flessibile dilata i tempi di ogni decisione.
Nella società dove la velocità è un valore per rispondere alle sfide sempre nuove e diverse e alla domanda di felicità che muove dalla società, la burocrazia risponde con la voce di sempre: l’indifferenza. Nella versione malevola, suoi uomini sono cavalli di troia di saccheggiatori organizzati che assalgono le pubbliche risorse e ne fanno strame.
Ma quali sono gli anticorpi che la società mette in campo contro i responsabili della sua arretratezza? La lotta alla mafia ha fatto enormi passi avanti per l’alleanza tra un drappello di magistrati e la parte più attiva della società. La politica ha registrato questa novità e ha emanato norme frutto di elaborazioni extrapolitiche.

Il legame ombelicale tra la politica meridionale e le mafie territoriali è stato reso più debole dal mutamento dei sistemi elettorali e dalla nuova moralità che ha elevato a principi generali quelli che erano patrimonio di manipoli di resistenti.
Il nuovo spirito del meridione è tanto vivo che produce a raffica nuovi leader mandandoli a furor di popolo dentro le istituzioni per trasformarle da cittadelle dei privilegi in macchine dello sviluppo. Ma nonostante la qualità di molti leader gli apparati burocratici li ingabbiano spegnendo ogni proposito rivoluzionario.

 

Eletti per cambiare, si convincono che l’unica possibilità per loro è durare. E mentre l’etica burocratica non conosce innovazione e imprigiona con la sua tela vischiosa ogni movimento innovativo, il nuovo spirito del meridione è in lotta con il vecchio, amico dello statu quo, fortemente gerarchico, classista e avverso a ogni dinamismo sociale che liberi altre energie.
Dal prevalere dell’uno o dell’altro si saprà se per il sud è pronto un diverso futuro o l’ennesimo ritorno al passato.


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