Legge sulla Formazione, corsa contro il tempo per salvare 100 milioni di euro

Con 32 sì e 22 astenuti è arrivato ieri sera il via libera in extremis al disegno di legge sulla Formazione professionale, riforma della legge 23 del 2019. Il tutto grazie a un patto di non belligeranza che ha portato le opposizioni a non bloccare il disegno di legge. In caso contrario, la mancata approvazione della norma avrebbe comportato la perdita di 100 milioni di fondi Pnrr

Richiesta espressamente dall’Unione europea – che con i fondi Pnrr finanzia una parte dei corsi – la legge regionale che modifica il catalogo dei corsi della formazione professionale è stata oggetto di una corsa contro il tempo. Ogni Regione beneficiaria doveva varare le proprie modifiche entro il 30 settembre. Il governo regionale siciliano si è visto, quindi, costretto a portare velocemente in aula le norme approvate nella tarda serata di ieri, con tempi strettissimi per decidere. E la legge, proposta dall’assessore Mimmo Turano, è stata approvata ieri mattina dalla Commissione, incardinata subito dopo in aula e approvata in serata. Dopo una seduta durata circa tre ore.

Cosa cambia con la nuova legge sulla Formazione professionale

L’assessore regionale alla Formazione professionale Mimmo Turano

Modificando la legge del 2019, il nuovo ordinamento prevede ora che «il sistema formativo regionale sia orientato a promuovere l’introduzione di sistemi premiali e meccanismi volti a incoraggiare un maggiore coinvolgimento in attività progettuali e formative di soggetti privati». Una semplice manifestazione d’intenti, rispetto alla quale, però, si è scatenata la (annunciata) bufera fra gli enti della Formazione professionale. Contrari a una legge di riforma che sembra volerli cancellare. Le associazioni datoriali degli enti di formazione professionale accreditati in Sicilia – Anfop, Assofor O.D, Asef, Cenfop Sicilia, Forma Sicilia, Forma.Re, Iform, Federterziario -, assieme all’organizzazione sindacale Ugl Scuola-Formazione, hanno espresso «ferma contrarietà e profonda preoccupazione per il contenuto della norma».

La protesta degli enti di Formazione professionale siciliani

«Il disegno di legge – scrivono le sigle –, pur proclamandosi innovativo e allineato agli obiettivi del Piano nazionale nuove competenze e transizioni, non cita mai gli enti di formazione. E non riconosce loro alcun ruolo operativo o istituzionale. Una grave omissione che equivale a cancellare, con un tratto di penna, l’intera architettura del sistema formativo siciliano. Costituito da centinaia di enti accreditati che, da decenni, operano sul territorio. Generando occupazione, qualificazione professionale e inclusione sociale». Le associazioni sostengono che la riforma «sposta il baricentro della formazione dal piano educativo a quello aziendale – spiegano -. Sostituendo, progressivamente, gli enti accreditati con le imprese, senza garanzie di qualità, trasparenza o controllo pubblico». Da qui, un appello al presidente Renato Schifani: «Ci appelliamo alla sua sensibilità, per salvaguardare l’intero settore».

La reazione delle opposizioni al ritardo del governo

A Sala d’Ercole non sono mancate le critiche da parte delle opposizioni, per il ritardo con il quale l’assessore alla Formazione professionale, Mimmo Turano, ha portato il testo all’Ars. Per il capogruppo Pd Michele Catanzaro, «se oggi la Sicilia non ha perso 100 milioni del Pnrr e non ha fatto una figuraccia a livello nazionale, lo si deve solo al senso di responsabilità delle opposizioni e del Partito democratico. Siamo rimasti in aula e abbiamo garantito il voto, pur potendo scegliere diversamente. Lo abbiamo fatto per i siciliani, non certo per questo governo».

«Con l’approvazione in zona Cesarini della norma salva fondi Pnrr sulla Formazione professionale, l’assessore Turano e tutto il governo Schifani hanno dimostrato, ancora una volta, la loro totale approssimazione e mancanza di concertazione con il territorio e gli enti di settore – dice il capogruppo dei 5 stelle dell’Ars, Antonio De Luca -. Un colpevole e grave ritardo, con la richiesta di una approvazione in fretta e furia, nonostante sapessero da mesi di questa scadenza».


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