L’autostrada Ragusa-Catania non è più strategica Renzi stoppa i lavori, nonostante 450 milioni dai privati

La provincia più a sud d’Italia ha una rete stradale obsoleta e pericolosa e neppure un chilometro di autostrada. I progetti per migliorare il sistema di arterie per la circolazione su gomma esistono e vengono annunciati di continuo; la realizzazione delle opere pubbliche però rimane un miraggio nel deserto del sistema di trasporto della provincia di Ragusa.

L’asse viario Ragusa-Catania, dopo anni di rinvii, non rientra ufficialmente nel programma delle infrastrutture strategiche presentato dal ministero. La sua realizzazione adesso sembra improbabile. Il neo-ministro Graziano Delrio ha presentato, allegato al Def (Documento di Economia e Finanza) 2015, il piano per le infrastrutture essenziali. Sono trenta le opere che verranno finanziate e, tra queste, non è presente la Catania-Ragusa.

In fase progettuale era prevista la realizzazione di un asse stradale lungo 68 chilometri, dal capoluogo ibleo all’intersezione con l’autostrada Siracusa-Catania a Lentini. L’opera prevedeva in parte l’ammodernamento delle vecchie arterie statali 194 e 514, con il raddoppiamento delle corsie, in parte nuove costruzioni, con 19 gallerie e 25 viadotti. Una soluzione per decongestionare il notevole traffico di merci e passeggeri che circola sulle strade preesistenti, realizzate più di quaranta anni fa e ormai dissestate, oltre che pericolose: su entrambe si sono registrate, dagli anni 70 a oggi, oltre cinquecento morti per incidenti.

La Ragusa-Catania era stata ideata nel 1998 e inclusa nel Corridoio Plurimodale Tirrenico- Nord Europa dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nel 2001. Il costo variava di anno in anno: dall’iniziale previsione di quasi mezzo miliardo di euro, nel 2004 veniva presentato un progetto dall’Anas di oltre 1,2 miliardi di euro, approvato solo due anni dopo, con delibera dello stesso Cipe.

Nel marzo del 2008 veniva deliberato che il contributo pubblico non poteva essere superiore al 50 per cento dell’intero importo e, un anno dopo, con delle imprese che avevano già mostrato interesse, era definitivamente accolto un progetto del costo di 815 milioni di euro (più della metà a carico dei privati). In cambio ottenevano la concessione per 35 anni dell’infrastruttura – per cui era previsto il pagamento di un pedaggio a carico dell’utenza, dopo i quattro necessari alla realizzazione. L’opera era così inserita nel Dpef 2010-2013 tra quelle «avviate».

L’inizio dei lavori negli ultimi cinque anni è stato posticipato continuamente. Nell’ultimo anno, in mancanza di chiarezza, come denunciato dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle, erano state addotte come motivazioni presunte manchevolezze nella documentazione delle aziende (Silec SpA, Mec SpA, Egis Projects S.A., Tecnis SpA) che avrebbero dovuto costruire l’opera. Quando queste si sono infine costituite in una società di progetto, l’Autostrada Ragusa-Catania s.r.l., fu firmata a Roma la convenzione. Secondo i piani, entro il 2019 i ragusani avrebbero potuto raggiungere il capoluogo etneo attraverso la nuova autostrada. I lavori però non sono mai partiti e nessun cantiere è mai stato aperto sul territorio.

Il precedente titolare del dicastero ai trasporti Maurizio Lupi, il giorno della firma della convenzione, il 7 novembre 2014, aveva definita la Ragusa-Catania «un’opera decisiva per il sistema viario e un’infrastruttura di alta ingegneria». I deputati della provincia iblea erano corsi a plaudire la stipula più volte rinviata.

Ma adesso arriva il nuovo colpo di scena. Il ministero delle Infrastrutture non garantisce il contributo di 366 milioni di euro previsto. L’opera non è più considerata «strategica». Il ministro Delrio, alla stampa, ha annunciato un futuro Documento pluriennale di pianificazione, in cui la Ragusa-Catania (ed altre diciannove opere in previsione escluse nel Pis) potrebbero trovare menzione. La certezza è però quella di un ulteriore rinvio, senza alcuna certezza.

Gli stessi parlamentari della provincia iblea, che pochi mesi prima si azzuffavano per rivendicare i meriti, hanno stavolta commentato duramente. Per il crocettiano Nello Di Pasquale (ex sindaco di Ragusa) si tratta di una «scelta non tollerabile» e confida, dopo un incontro con il sottosegretario Davide Faraone, in un «ripensamento». Nino Minardo (Ncd) parla di «gesto di grande arroganza istituzionale», Massimo Mauro (Fi) invece di «vergogna nazionale». Tutti pronti alla protesta, si dicono.

Il commento più infuocato, non solo verso la decisione del governo, sembra arrivare dal segretario generale della Cgil, Giovanni Avola, che la definisce «un atto di dileggio e di offesa morale e politica». Il sindacalista non lesina le accuse verso i parlamentari della provincia la cui «indifferenza e disinvoltura nel valutare con leggerezza la realizzazione dell’opera è pari alla considerazione che il governo centrale riserva nei confronti della collettività iblea».

I cittadini ragusani hanno dimostrato sino ad ora proverbiale pazienza. L’autostrada Siracusa-Gela, che doveva essere completata nel 1973, è ferma ai confini orientali della provincia da due decenni, più o meno lo stesso periodo da cui sentono parlare della Ragusa-Catania. Sono quindi allenati alla lentezza. Potrebbero perfino decidere di muoversi con i pochi treni non ancora soppressi, che viaggiano alla velocità media di 55 chilometri orari, stabili in vetta alle classifiche dei peggiori d’Italia.


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