La mafia e i suoi stereotipi televisivi, tra fiction e realtà Cristaldi: «Gli eroi negativi fanno vendere, siate critici»

«Abbiamo bisogno di vivere per idoli e di crearci degli eroi e la verità è che soprattutto quelli negativi fanno molta presa sul pubblico, oltre al fatto che oggi l’importante è vendere». Ha le idee molto chiare Cirino Cristaldi, giornalista catanese approdato a Palermo per la presentazione del suo libro La mafia e i suoi stereotipi televisivi, edito da Bonfirraro: un excursus di film e fiction dedicati al tema e indissolubilmente legati solo a una certa immagine della nostra terra. 

L’atrio di Palazzo Riso è gremito nel caldo pomeriggio di ieri, quello in cui si celebra anche la prima Festa dell’onestà, un’occasione perfetta per parlare del libro di Cristaldi. «Dobbiamo imparare a leggere in maniera diversa il messaggio che la fiction di turno vuole lanciare, essere in grado di vederne solo il lato positivo – spiega a MeridioNews l’autore – Forse chi scrive la sceneggiatura di questi film vuole rimarcare il lato negativo della Sicilia per riuscire, di contro, a far emergere gli aspetti positivi della fiction». Insomma, fondamentale è imparare a fare una vera e propria analisi critica dei prodotti che trasmette la televisione. Ma sarà anche il caso di, analisi a parte, iniziare a costruire in maniera diversa film e fiction?

«Bisognerebbe utilizzare maggiormente le location siciliane per temi e argomenti diversi, abbiamo dei paesaggi che si potrebbero prestare benissimo a tantissime storie, la Sicilia non è solo mafia, è sbagliato portare ancora avanti solo questo aspetto» risponde Cristaldi, convinto che il nostro patrimonio artistico e anche quello naturalistico possano essere l’ideale punto di partenza per chiavi di lettura diverse. «Sono i giovani che devono cambiare secondo me» aggiunge l’editore Salvo Bonfirraro, «Tutto quello che si è fatto fino ad ora è stato fatto da gente di una certa età, ora tocca ai ragazzi che devono iniziare a pensare in maniera diversa. È tutto un discorso di carattere educativo: bisogna educare i giovani sin da piccoli in un certo modo, e di questo dovrebbero farsi carico le mamme e le scuole». Sarebbe questo, a detta dell’editore, un buon punto di partenza che porterebbe anche a delle rappresentazioni diverse della Sicilia.

«Purtroppo noi siamo intrisi da questa cultura mafiosa, è una questione di mentalità che è propria non del solo mafioso ma del siciliano in quanto tale, anzi – si corregge – è maturata nell’italiano in generale. È questo che bisognerebbe cambiare e lo si può fare solo intervenendo sui bambini». Un metodo che, di certo, potrebbe anche fornire qualche arma in più per combattere e sradicare il fenomeno del bullismo, che è «figlio diretto dell’atteggiamento mafioso». Ma è chiaro che il cambiamento debba passare anche dagli adulti: i bimbi, in fondo, tendono a emulare i grandi, i genitori, quindi il cambio di rotta deve passare anche attraverso di loro. «Questo è l’inizio da cui ripartire, altrimenti dovremmo fare tabula rasa e non è una soluzione percorribile» conclude l’editore. Ma a chiacchierare col pubblico palermitano dell’opera di Cristaldi sono anche alcuni ospiti come Danilo Sulis, presidente di Radio 100 passi. «Dobbiamo tutti essere contro questa immagine che vuole rendere quasi simpatica la mafia e i suoi adepti» dice l’uomo. «Impariamo a valorizzare quanto di buono ha da darci la nostra città, la nostra terra» gli fa eco Margherita Tomasello, vicepresidentessa della Confcommercio di Palermo. 


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