La guerra in casa

Appena tre righe, con dentro tutta l’ansia di una sorella disperata: «Chiedo aiuta a tutti. Ho una sorella che ha sposato un libico, ha quattro figli, l’ultimo ha solo quattro anni. Non riesce a uscire fuori da quella gabbia. AIUTATEMI l’ambasciata italiana è chiusa. Vi prego AIUTATEMI». La redazione non poteva far finta di niente. Così abbiamo chiamato la signora Anna, che ci ha raccontato al telefono i suoi giorni d’angoscia.

«Ho sentito mia sorella l’ultima volta venerdì. Mi ha detto che a Tripoli è tutto chiuso, anche l’aereoporto, e non può uscire nessuno. Mi ha detto di stare tranquilla. Quando chiedevo della situazione in Libia, cambiava discorso». Anna Nigro, casalinga residente a Foggia, ci racconta così la sua angoscia per le sorti della sorella residente a Tripoli, la capitale libica al centro dei violenti scontri tra gli insorti e le truppe lealiste di Gheddafi, e colpita anche dai bombardamenti delle alleanze occidentali. 

Leonarda Nigro, 44 anni, sposata con Abdulhakim Fezzani di 53 anni, ingegnere e insegnante in un istituto tecnico di Tripoli, vive in Libia dal 1984, da quando cioè la coppia si è sposata. Negli anni hanno avuto quattro figli, l’ultimo quattro anni fa e fino allo scoppio della guerra non avevano avuto alcun problema, risiedendo nella parte centrale della città nella zona di Shari al-Masira al-Kubra. Con l’aumentare degli scontri e dei bombardamenti però i contatti tra Anna Nigro, la sorella e i suoi nipoti sono diventati sempre più difficili e sporadici. «Venerdì mi ha detto di stare tranquilla. Poi si sono sentite delle urla, ed è caduta la linea». Sul territorio libico, quindi, ci sono ancora cittadini italiani, ma per loro non vi è nessuna assistenza istituzionale: «Ho chiamato i numeri dell’ambasciata, molti. Nessuno risponde. O, chiamandone altri, cade la linea». 

L’ambasciata d’Italia a Tripoli infatti risulta temporaneamente chiusa dal 18 marzo. Negli ultimi giorni, da dopo l’ultima chiamata di venerdì, la Signora Nigro ha tentato di richiamare i suoi parenti, ma senza successo. Il cellulare del nipote più grande non ha linea e al telefono fisso della loro residenza a Tripoli non risponde nessuno. «Ho provato a mandare una lettera alla casella postale di mio cognato, ma è tornata indietro». Anna Nigro non naviga nell’oro, ma è decisa a fare il possibile perché sua sorella torni in Italia al sicuro. La signora ha anche inviato e-mail ad alcuni quotidiani nazionali, ma da loro nessuna risposta. Questo silenzio, dall’Italia e dalla Libia, ha accresciuto in lei il pensiero che sua sorella sia in pericolo e che lei deve fare qualcosa. «Non riesco più a vivere pensandola in pericolo. Sono convinta che solo i giornalisti italiani possono aiutarmi. Voi e magari quelli che sono inviati in Libia. Aiutatemi».


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