La follia oltre gli Ospedali psichiatrici Lo speciale di Zammù, la web tv di Unict

Uno speciale su un tema scomodo, delicato e raramente indagato con serietà dall’informazione italiana. La follia, la realtà degli Ospedali psichiatrici giudiziari e la loro prossima chiusura, sono al centro del lavoro della web tv dell’Università di Catania, ZammùMultimedia. Lo speciale si compone di un articolo-intervista al professore Franco Migliorino, autore del documentario Aria, sull’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, e professore ordinario di Storia del diritto medievale e moderno nel corso di laurea di Giurisprudenza dell’Università di Catania. Di una recensione di Alessandro De Filippo, docente di Tecniche del linguaggio cinematografico ad Unict. E infine di un audio intervista a Giuseppe Dell’Acqua, fino al 2012 direttore del dipartimento di Salute mentale di Trieste e considerato l’erede di Franco Basaglia.

Gli ultimi mille usciranno dall’abisso nel quale sono caduti da troppi anni entro il 31 marzo del 2015. Lo ha deciso il Parlamento, concedendo lo scorso maggio l’ultima, definitiva proroga alla chiusura degli Ospedale psichiatrici giudiziari. In Italia ne restano sei: Aversa (Caserta), Castiglione dello Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Napoli, Reggio Emilia e Barcellona Pozzo di Gotto, per un totale di 1.004 internati. La maggioranza dei quali non ha commesso alcun reato.

Un’istituzione ermafrodita, a metà strada tra un carcere e un ospedale, nata all’inizio del secolo scorso non a seguito di una legge, ma come figlia di un regolamento interno alle carceri: serviva un luogo dove relegare chi, dietro le sbarre, dava segni di squilibrio. Buchi neri, raramente indagati dalla stampa nazionale. […] Ma come è stato possibile il protrarsi per quasi un secolo di questa situazione? 

[…] Nel 2006 Franco Migliorino, professore ordinario di Storia del diritto medievale e moderno nel corso di laurea di Giurisprudenza dell’Università di Catania, ha realizzato un documentario, Aria, che contribuisce a cercare una risposta a questa domanda. Un video fatto di fotografie, ritrovate dentro uno scatolone abbandonato nell’archivio dell’Opg, accompagnate dalla lettura di alcune lettere scritte dagli internati e dalla musica di John Cage. «Per capire la consapevolezza che un’istituzione ha di sé, bisogna guardare nel suo archivio», spiega Migliorino.

Un lavoro di ricerca e approfondimento andato avanti per tre anni. […] «Quando ho cominciato a frequentare l’Opg, il 60 per cento degli internati non aveva commesso alcun reato – analizza Migliorino – Con molti di loro sono entrato in contatto, dialogando spesso. Il primo dato che mi colpì era che nessuna figura – dal direttore al comandante delle guardie, agli impiegati amministrativi, ai volontari, al cappellano militare – difendeva il congegno di cui faceva parte. Tutti erano convintissimi dell’inutilità, dell’inefficacia e del danno che produceva alle persone e alle istituzioni. Mi chiedevo: come mai non si fa in fretta a chiudere?».
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Per la chiusura degli Opg si è da sempre battuto Giuseppe Dell’Acqua, 66 anni, straordinario psichiatra che ha avuto la fortuna di lavorare a Trieste insieme a Franco Basaglia, partecipando all’esperienza di trasformazione e chiusura dell’Ospedale Psichiatrico. Autore di diversi libri e riconosciuto in tutto il mondo come uno dei promotori dell’All life approach, il modello di cura che lui stesso descrive così: «Non dobbiamo prenderci cura della malattia, ma della persona nella sua interezza».

La follia oltre gli Opg by Radio Zammù on Mixcloud

Prima di questa legge la pena poteva durare all’infinito, determinando i cosiddetti ergastoli bianchi. Oggi, invece, la misura di sicurezza non può durare più del tempo previsto come massimo della pena per un determinato reato», spiega Dell’Acqua. […] Gli Opg rispondono all’idea di bonificare le persone che è del tutto sbagliata – sottolinea lo psichiatra – se un cittadino con disturbi commette un reato efferato deve essere valutato per quello che ha fatto e la punizione deve avvenire come avviene per qualsiasi altro cittadino». Dell’Acqua si è più volte detto contrario al principio di non imputabilità per chi soffre di una malattia mentale, secondo il professore è importante che chi si rende responsabile di un grave reato sia in prima battuta punito con il carcere. «È banale dire che se sono cardiopatico e commetto un reato non vado in un ospedale cardiologico giudiziario, ma mi curano in carcere o con altre misure che sono già previste e prevedibili».


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