Jango Edwards, Classics Duo

Volgare e rozzo? L’inarrivabile Clown Moderno di Jango è la sintesi di tutte le arti che possiate enumerare. Da Detroit, dove nasce nel 1950, passando per innumerevoli scuole di clowneria (da lui medesimo fondate in giro per il mondo), arriva a Catania per riproporre i classici di un repertorio che hanno già incantato Fellini e Dalì, la Regina d’Olanda e la Conferenza Internazionale delle Banche in Svizzera.

Il suo corpo è la sua arma. Volto plastico ed elegante, ormai segnato dagli anni, trucco da circo e costumi smodatamente abbondanti o estremamente succinti. Tutto giova a fare della sua sagoma mutevole il centro di gravità degli sguardi di chi attende il prossimo exploit. Come un bambino vuole tutta per sé l’attenzione dell’auditorio (per altro stregato senza ulteriori giri di parole) e non esita a raggiungere l’eccesso. Tutto è lecito: mimica farsesca ed un improbabile italiano, parolacce e sudore, fuochi d’artificio e coriandoli; ma sopra ogni artifizio il sorriso paterno di chi  conosce la vita ed i suoi trucchi.  Diverte e commuove, tocca e sciocca le sensibilità di tutti, preoccupa con le sue incursioni tra il pubblico (assiepato per la gioia degli organizzatori) ed alla fine cosa regala come sintesi di novanta minuti di spettacolo, condito da nudi, masturbazione e sputi in faccia? Perle di saggezza: semplici massime degne di una qualunque catena di Sant’Antonio, che, sera per sera, gli astanti ascoltano come rivelazioni evangeliche. Peter Echo (Peter Ercolano), degno compare di un tale mascalzone del palcoscenico è l’agnello che Jango sacrifica in ogni singolo sketch all’altare della sua dirompente e magnetica presenza scenica. Senza dubbio l’accoppiata è valida e che nessuno tolga Peter il ruolo di protagonista per quello di spalla: Classics Duo ha bisogno di un’anima bifronte per far sorridere il doppio!

C’è da credergli quando annuncia che lo spettacolo potrebbe durare nove ore, viste le numerose variazioni tra una sera e l’altra. Del resto trentacinque anni sulle scene di mezzo mondo (senza escludere spiagge nudisti e toilettes pubbliche) hanno regalato personaggi e macchiette dalle giacche ormai lise. Il pubblico più informato sceglie i settori lontani dalla pericolosa linea di confine tra palco e platea, per godere con maggiore serenità dei baci in bocca e dei rapimenti a carico dei più sprovveduti avventori delle prime file. Occhi fissi su un quasi sessantenne che si spintona col compagno di giochi, che scompare vestito come un rocker vecchia maniera e riappare completamente nudo per fare da valletta ad un esilarante Peter in versione catanese. Highlight per noi un prete blasfemo e surreale che officia messa in completo fucsia evitando a fatica la rissa con i fedeli e la sbornia da vin santo (…e la scomunica!).

Riassumere a dovere Classics Duo può richiedere lo stesso tempo dello spettacolo. Resta solo la possibilità di commentare la leggerezza con cui tutto il pubblico vive attorno al palco e dentro la scena. Rimangono impressi gli occhi soddisfatti degli attori, di ritorno a Catania dopo quattordici anni e gli abbracci spontanei del pubblico all’uscita del Monastero.


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