Inchiesta Arata, si dimette il capo di gabinetto di Cordaro Oltre a Palizzolo, azzerato intero ufficio «per opportunità»

L’ingegnere Vincenzo Palizzolo, indagato nell’inchiesta su Paolo Arata e Vito Nicastri, si è dimesso da capo di Gabinetto dell’assessore regionale al Territorio e ambiente Toto Cordaro. «Ho preso atto delle dimissioni e lo ringrazio per il lavoro fin qui svolto – fa sapere Cordario – La sua decisione trova fondamento in ragioni di opportunità, avendo egli ricevuto un avviso di garanzia relativo a fatti per i quali mi ha dichiarato essere del tutto estraneo. In conseguenza di ciò, di concerto con il presidente della Regione Nello Musumeci, ho deciso di azzerare l’Ufficio di diretta collaborazione, che sarà, comunque, ricostituito nel più breve tempo possibile per non creare nocumento alle tante iniziative in corso».

Arriva quindi il passo indietro del capo di gabinetto, indagato insieme ad altri due dirigenti dell’assessorato: il presidente della commissione Valutazione Impatto Ambientale Alberto Fonte e un altro membro, Salvatore Pampalone. Sono accusati di abuso d’ufficio perché avrebbero fornito informazioni riservate sullo stato della pratica degli Arata e di Nicastri su due impianti di biometano, suggerendo le scorciatoie per evitare ulteriori lungaggini.

Due settimane fa erano scattate le perquisizioni in assessorato. E il giorno dopo Cordaro aveva detto che il passo indietro di Palizzolo non era all’ordine del giorno. Due settimane dopo lo scenario è cambiato.

«L’intervento di un assessore può accelerare – diceva un ingegnere, consulente di Arata allo stesso consulente della Lega, nel sottolineare l’importanza di avvicinare i componenti della commissione che deve rilasciare la Via -Anche perché siccome (i componenti della commissione che deve valutare la Via, ndr) sono tutti in conferma, quindi tutti vogliono… quelli che non sono dimessi vorrebbero essere riconfermati… Siccome li deve riconfermare l’assessore, siamo cautelati».


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