Inaugurazione anno giudiziario, la relazione di Natoli «Violenza sessuale in preoccupante incremento»

Il presidente della Corte di Appello di Palermo, Gioacchino Natoli, tocca punto per punto, criticità ed elementi positivi del distretto giudiziario palermitano, che comprende le procure di Agrigento, Marsala, Sciacca, Termini Imerese e Trapani. 

Allarmanti i dati diffusi nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, sui vari settori criminali, prendendo in esame il periodo che va dall’1 luglio 2014 al 30 giugno 2015. I reati di violenza sessuale “nelle sue varie forme” sono «in costante e sempre più preoccupante incremento». «Quelli sopraggiunti sono – si legge – 35 avanti al Gip, 102 avanti al Gup, 31 in dibattimento, e sono riferibili ad un forte disagio dell’autore che implica a sua volta una grande sofferenza per la vittima, quasi sempre minorenne, onde di norma si interviene su entrambi con adeguate misure di trattamento, la cui elaborazione è sempre estremamente complessa, lunga e delicata, sia in sede penale, quanto all’indagato o imputato – aggiunge-, sia in sede civile quanto alla vittima. Si sono svolti nel periodo in esame due processi a carico di minorenni accusati di omicidio pluriaggravato».

Per quanto riguarda il reato di associazione mafiosa, Cosa nostra continua ad esercitare il suo «diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio, anche se il dato statistico registra un decremento pari al 10 per cento del fenomeno rispetto al precedente periodo di tempo preso in considerazione». Rivela poi una preoccupante escalation il settore dei reati contro la pubblica amministrazione, con un aumento percentuale del 25 per cento. Quelli per peculato sono passati da 100 a 142. «Continuano a venire alla luce vicende nelle quali dipendenti pubblici – si legge nella relazione – in molti casi nemmeno collocati in ruoli apicali, sono riusciti ad operare illecitamente in modo indisturbato, mettendo a punto complessi meccanismi corruttivi e fraudolenti, mantenendoli in funzione per lunghi periodi nell’indifferenza generale e godendo quindi di sostanziale connivenza all’interno del loro ambiente di lavoro».

Aumentano i reati contro l’ambiente, gli omicidi volontari e colposi, i delitti di stalking e i furti, le estorsioni e i reati contro il patrimonio, mentre diminuiscono le rapine, i reati di pedopornografia e quelli informatici. «Si registra un maggior numero di reati di omicidio volontario consumato e una lieve diminuzione di quelli tentati, con autore noto – afferma Natoli -. Continua ed è in lieve aumento il fenomeno dei cosiddetti femminicidi, in particolare consumati. Sono aumentati i reati di omicidio colposo e diminuiti quelli di lesioni colpose per violazione delle norme sulla circolazione stradale, gli omicidi colposi per violazione delle norme antinfortunistiche, fortemente in regresso, a differenza dei reati di lesioni colpose per infortuni sul lavoro»

E’ in allarmante ascesa il numero dei reati di furto, con particolare riferimento ai furti in abitazione, usura, riciclaggio ed estorsioni, mentre è in diminuzione il numero delle rapine e delle frodi comunitarie.  Sostanzialmente invariato – conclude Natoli – è  il numero dei reati di falso in bilancio, mentre in sensibile diminuzione è quello delle bancarotte fraudolente patrimoniali. In decisivo sensibile aumento, infine, il numero dei reati ambientali, di violazioni edilizie e urbanistiche nonche’ di quelli di lottizzazione abusiva”. Diminuisce il numero dei reati informatici ma viene segnalato da diversi procuratori l’aumento incessante delle truffe online e delle minacce, molestie e sostituzioni di persona perpetrate anche tramite i social network.

Le investigazioni condotte dai vari organi di Polizia giudiziaria offrono uno spaccato inquietante del fenomeno dello spaccio e consumo largamente diffuso di sostanze stupefacenti e psicotrope. «Risulta provato  – dice Natoli – che il consumo di droga nel distretto è aumentato in maniera assai rilevante; ed emerge come sia aumentata soprattutto la domanda di cocaina, il cui consumo è ormai dilagato in tutte le fasce sociali, fattore questo da considerare criminogeno a causa dell’elevato costo al dettaglio di tale sostanza, mai inferiore ai 60-80 euro al grammo. Ciò ha comportato, – conclude -, pure l’incremento di altri reati, anche violenti, correlati al commercio della droga».

Andando invece alla popolazione carceraria del distretto, si è sensibilmente ridotta rispetto al periodo precedente. Al 30 giugno 2015 era pari a 2.649 il totale dei detenuti presenti nei nove istituti che operano nel distretto, di cui 87 donne, 465 stranieri e 494 tossicodipendenti, 564 detenuti di Alta Sicurezza. Al 30 giugno 2014 si registrava un totale di 3.087 detenuti, «mantenendosi finalmente al di sotto del limite ufficiale della capienza regolamentare complessiva dei nove istituti che operano nello stesso distretto, oggi pari a 2685 posti». «Il dato complessivo, tuttavia – continua il presidente Natoli -, non conforta se si considera che solo la Casa di Reclusione di Palermo Ucciardone ospita un numero di detenuti sensibilmente inferiore alla capienza – 332 su 572 -, mentre sono diversi, quelli in cui risulta significativamente sforato il predetto limite». Così è, in particolare, per le case circondariali di Agrigento (con 381 detenuti, su una capienza pari a 276, alla data del 30 giugno 2015), di Trapani (con 413 detenuti su una capienza pari a 358), di Termini Imerese (con 92 detenuti su una capienza pari a 84), di Palermo-Pagliarelli (con 1.227 detenuti su una capienza di 1.170). «In più – sottolinea il presidente della Corte d’Appello -, in molti degli istituti citati, all’eccesso di presenze si uniscono tutte le gravi criticità legate alla vetustà degli edifici e degli impianti. In questo quadro meglio si comprendono le ragioni per cui siano descritte come non soddisfacenti le condizioni di vita che si registrano nelle nostre carceri. Condizioni di vita, che, mentre compromettono la finalità rieducativa della pena – conclude -, vanificando la ragione stessa dello stato di restrizione, inevitabilmente producono un clima diffuso di tensione».

Natoli ha inoltre messo in evidenza la necessità di «una riforma immediata delle norme sulla prescrizione dei reati e del sistema delle impugnazioni» per non continuare ad «assistere ad un’attività di magistrati e di avvocati che, spesso, non si conclude con un accertamento ‘nel merito’ della responsabilità’ penale. Ciò che occorre – continua – è che si facciano riforme strutturali, di contenuto, senza inseguire la ‘politica del contingente’ con interventi normativi improvvisati e disorganici. Ad esempio, una nota criticità’ del processo civileè che la decisione arriva quando la sua utilità sociale ed economica si è, talvolta, perduta». 

Natoli ha evidenziato poi quella che definisce «una negativa peculiarità del solo ordinamento italiano», ovvero il fatto che per alcuni tipi di reati come quelli contro la pubblica amministrazione, i reati economici o i fenomeni associativi emergenti a seguito di rivelazioni di collaboratori di giustizia, spesso la notizia di reato è acquisita in un tempo sensibilmente posteriore rispetto alla commissione dei fatti-reato, «con la conseguenza che il procedimento nasce con un handicap temporale più o meno lungo, senza che questo possa imputarsi ad inerzia della procuratore generale o della magistratura. Tenuto anche conto della falcidia dei tempi di prescrizione, introdotta con la legge del 5 dicembre 2005 – spiega –  rende di fatto molto arduo accertare responsabilità penali, con sentenza definitiva, prima della maturazione della prescrizione per molti reati, anche di rilevante gravità sociale».


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