Il signor T/ A Genova l’immondizia si raccoglie e tutto funziona. Mentre a Palermo l’Amia…

Il signor T è seduto alla sua scrivania a Palermo. Il suo ufficio si affaccia su una strada trafficata. Il puzzo che emanano i cassonetti, traboccanti di immondizie non svuotate, arrivano sino al primo piano. Nonostante le finestre chiuse, il lezzo che sale è insopportabile. Il signor T sfoglia l’elenco telefonico, chiama il call center dell’Amia e spiega l’accaduto. La gentile signorina assicura che trasmetterà il sollecito. Per niente soddisfatto, all’uscita dell’ufficio percorre la centralissima via Stabile, notando cartacce dappertutto e cestini non svuotati da giorni. Svolta per piazza Politeama, stesso spettacolo. Insomma, sembra che la pulizia della città sia un fatto straordinario. La normalità pare debba essere la convivenza forzata e ineluttabile con rifiuti, cartacce e cassonetti ricolmi. Il signor T non è uomo che si arrende facilmente. Chiama un esperto, un suo vecchio amico che da tempo segue le vicende sei servizi pubblici a Palermo, e chiede spiegazioni.

“Ciao Roberto. Scusami ma ho bisogno di sapere. Perché questa città è sempre sporca? Cosa c’è che non va? Abbiamo meno mezzi, li usiamo male?”

“Carissimo, sono felice che tu mi abbia chiamato. No, non abbiamo meno mezzi. Ti cito solo alcuni dati. Le cifre sono più eloquenti di tanti discorsi. A me piace fare i raffronti. Prendi Genova, per esempio. La sua azienda corrispondente si chiama Amiu. Fai attenzione: Utenti serviti 700.000 come per Palermo. Automezzi utilizzati 1100 contro i 1050 di Palermo. Rifiuti raccolti 387.000 tonnellate annue contro le 400.000 di Palermo. Cassonetti 15.000 contro i 13.000 di Palermo.”

“Ma insomma – sbottò il signor T visibilmente alterato – cosa mi stai raccontando? Mi dici che hanno gli stessi mezzi, gli stessi cassonetti e questa città continua ad essere sporca?”

“Sei troppo precipitoso. La situazione è peggio di quella che immagini. Ascolta ancora e fammi finire. Poi magari farai una bella lettera al sindaco per chiedere spiegazioni.”

“La farò senza dubbio.”

“Senti queste altre cifre. Cestini gettacarta, Genova 7000 e Palermo ben 12000. Poi naturalmente se si passa alla raccolta differenziata emergono le differenze. Infatti mentre L’Amiu di Genova ha circa 8000 campane per la raccolta di vetro, carta, plastica, carta e indumenti a Palermo sono circa 4000 spesso non svuotate.”

“Non posso crederci – urlò al telefono il signor T – abbiamo 5000 cestini in più e le strade e i marciapiedi sono cosparse di cartacce?”

“Fammi finire, replicò sorridendo Roberto. Riserva questa tua arrabbiatura per protestare. Quindi dicevo. Le aziende sembrano quasi gemelle anche nei ricavi. 124 milioni di euro per l’Amiu di Genova e 115 milioni per L’Amia di Palermo. 1933 dipendenti per la prima, 2234 per la nostra azienda cittadina.”

“E quindi? Dopo avermi riempito la testa di cifre cosa devo fare?”

“Scrivere. Fai girare le cifre. Spediscile ai giornali. Pubblicale sui socialnetwork. Non rassegnarti.”

“E tu Roberto che farai?”

“Continuo a studiare, non mi perdo d’animo, tranquillizzati. Ma tu scrivi mi raccomando.”

 


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Il signor t è seduto alla sua scrivania a palermo. Il suo ufficio si affaccia su una strada trafficata. Il puzzo che emanano i cassonetti, traboccanti di immondizie non svuotate, arrivano sino al primo piano. Nonostante le finestre chiuse, il lezzo che sale è insopportabile. Il signor t sfoglia l’elenco telefonico, chiama il call center dell’amia e spiega l’accaduto. La gentile signorina assicura che trasmetterà il sollecito. Per niente soddisfatto, all’uscita dell’ufficio percorre la centralissima via stabile, notando cartacce dappertutto e cestini non svuotati da giorni. Svolta per piazza politeama, stesso spettacolo. Insomma, sembra che la pulizia della città sia un fatto straordinario. La normalità pare debba essere la convivenza forzata e ineluttabile con rifiuti, cartacce e cassonetti ricolmi. Il signor t non è uomo che si arrende facilmente. Chiama un esperto, un suo vecchio amico che da tempo segue le vicende sei servizi pubblici a palermo, e chiede spiegazioni.

Il signor t è seduto alla sua scrivania a palermo. Il suo ufficio si affaccia su una strada trafficata. Il puzzo che emanano i cassonetti, traboccanti di immondizie non svuotate, arrivano sino al primo piano. Nonostante le finestre chiuse, il lezzo che sale è insopportabile. Il signor t sfoglia l’elenco telefonico, chiama il call center dell’amia e spiega l’accaduto. La gentile signorina assicura che trasmetterà il sollecito. Per niente soddisfatto, all’uscita dell’ufficio percorre la centralissima via stabile, notando cartacce dappertutto e cestini non svuotati da giorni. Svolta per piazza politeama, stesso spettacolo. Insomma, sembra che la pulizia della città sia un fatto straordinario. La normalità pare debba essere la convivenza forzata e ineluttabile con rifiuti, cartacce e cassonetti ricolmi. Il signor t non è uomo che si arrende facilmente. Chiama un esperto, un suo vecchio amico che da tempo segue le vicende sei servizi pubblici a palermo, e chiede spiegazioni.

Il signor t è seduto alla sua scrivania a palermo. Il suo ufficio si affaccia su una strada trafficata. Il puzzo che emanano i cassonetti, traboccanti di immondizie non svuotate, arrivano sino al primo piano. Nonostante le finestre chiuse, il lezzo che sale è insopportabile. Il signor t sfoglia l’elenco telefonico, chiama il call center dell’amia e spiega l’accaduto. La gentile signorina assicura che trasmetterà il sollecito. Per niente soddisfatto, all’uscita dell’ufficio percorre la centralissima via stabile, notando cartacce dappertutto e cestini non svuotati da giorni. Svolta per piazza politeama, stesso spettacolo. Insomma, sembra che la pulizia della città sia un fatto straordinario. La normalità pare debba essere la convivenza forzata e ineluttabile con rifiuti, cartacce e cassonetti ricolmi. Il signor t non è uomo che si arrende facilmente. Chiama un esperto, un suo vecchio amico che da tempo segue le vicende sei servizi pubblici a palermo, e chiede spiegazioni.

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