Il Governo Letta vuole cambiare l’articolo 138 della Costituzione. Obiettivo: introdurre un regime autoritario ‘a norma di legge’…

Il Governo Letta sta provando a cambiare l’articolo 138 della Costituzione. Obiettivo: introdurre un regime autoritario – che eufemisticamente chiamano “Governo presidenzialista” – a norma di legge.

In un discorso tenuto a Milano nel 1955 Piero Calamandrei, giornalista, giurista, politico, scrittore, poeta e docente universitario definì così la Costituzione: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

La Costituzione è la legge più importante in Italia. E’ il patto fra i cittadini e lo Stato e indica le linee guida e i valori fondamentali con cui deve essere organizzata la cosa comune. È per questo motivo che la Costituzione è destinata a durare nel tempo. Ma la Costituzione, per poter essere efficace, deve poter essere adeguata alle nuove esigenze. Tale possibilità non è stata trascurata dai padri costituzionalisti i quali hanno previsto che le modifiche dovevano seguire le procedure definite dall’art.138 della Costituzione. Per questo motivo le modifiche da apportare devono seguire un iter particolare. L’articolo 138 della Costituzione, quindi, stabilisce quali sono le modalità per modificare parti della Costituzione.

Ciò anche al fine di tutelare il rispetto dei Principi fondamentali contenuti nella stessa Costituzione italiana. Principi come il principio personalista, il principio di laicità, il principio pluralista, il principio lavorista, il principio democratico, il principio di uguaglianza, il principio solidarista, il principio dell’unità e indivisibilità della Repubblica, il principio autonomista, il principio internazionalista e il principio pacifista.

Già scorrendo l’elenco dei Principi (con la P maiuscola) su cui si basa la Costituzione vengono i brividi se si ripensa a ciò che gli ultimi Governi hanno fatto in barba a quanto avevano previsto i saggi dell’Assemblea Costituente. Ad esempio, durante l’ultimo Governo, che pure era un ‘tecnico’, la Costituzione è stata attaccata, pardon “modificata” più di una volta (si pensi al Fiscal Compact, ad esempio).

E, non contento di quanto fatto dal suo predecessore, il nuovo Governo ha proposto di fare ancora di più. Già qualche tempo fa avevamo notato come, stranamente, il nuovo Governo, per alcune misure aveva deciso di far riscorso alla Commissione dei Saggi e ad un iter lungo e farraginoso, mentre per altre (come nel caso della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti o nel caso della decisione sugli armamenti) aveva pensato bene di procedere in modo più spedito.

Ora il Governo ha deciso di fare un passo avanti nel processo di riduzione del potere del Parlamento a favore del potere di chi governa. Nei giorni scorsi è stato presentata una proposta che avrebbe dovuto lasciare gli italiani a bocca aperta. Il Governo ha proposto di modificare la Costituzione e di adattarla più “velocemente” alle esigenze dei singoli governi partendo proprio dall’articolo 138. (a destra, Piero Calamandrei, foto tratta da frescodiweb.it)

Come dire, per cambiare “le regole” più facilmente, cambiamo “la regola” che dice “come cambiare le regole”!

In altre parole, il Governo Letta ha proposto di approvare una legge costituzionale che intende cambiare le modalità che regolano le norme della sua modifica. Trascurando il principio secondo il quale una simile modifica non può in nessun modo evitare di percorrere l’iter previsto proprio dallo stesso articolo 138 (che è stato pensato dai Padri Costituzionalisti proprio per evitare simili “stratagemmi”).

Forse qualcuno ricorderà il modo utilizzato dal predecessore del sig. Letta, il sig. Monti quando, dopo aver proposto e fatto approvare una tassa come l’IMU (anche questa, pare, in violazione della Costituzione e non una, ma ben tre volte) disse, per sedare gli animi che tale forma di tassazione sarebbe stata valida solo “una tantum” (salvo poi confermare che parte di questi soldi avrebbero continuato ad andare allo Stato e non alle amministrazioni locali, violando in questo modo le procedure previste dalla legge).

Ebbene, pare che la strategia dell’ “una tantum“ sia piaciuta al sig. Letta, il quale ha detto che questa modifica sarebbe solo “una tantum”.

Dunque, riassumendo, il nuovo Governo vorrebbe cambiare la legge che dice come cambiare la legge che è alla base di tutte le leggi, ma di volerlo fare solo “una tantum”. Cioè per il tempo a lui necessario per apportare le modifiche alla stessa Costituzione. Infatti, secondo un comunicato ufficiale rilasciato da Palazzo Chigi “Il Comitato (che sta occupandosi della modifica dell’art. 138 della Costituzione, n.d.r.) dovrà esaminare i progetti di revisione dei Titoli I, II, III e V della parte Seconda della Costituzione che riguardano le materie della forma di Stato, della forma di Governo e del bicameralismo”.

In altre parole, la modifica “una tantum” della Costituzione servirebbe al Governo per portare a termine un piano ben più ingegnoso di modifica radicale della Costituzione in senso autoritario e presidenzialista (tentativo peraltro già fallito nel 2006 quando, con un referendum, fu respinto il “premierato” proposto da Berlusconi).

Forse sarebbe bene che gli italiani si rendessero conto del fatto che, mentre molti di loro sono al mare o chiacchierano del prossimo calendario di serie A (non a caso certe leggi escono sempre nel mese di Agosto), chi è al governo sta cercando di modificare lo Stato e, per farlo, vuole cambiare le regole previste dalla stessa Costituzione per essere cambiata…

A chi gli chiedesse cos’è la Costituzione non so cosa risponderebbe oggi Calamandrei.

 

 

 

 


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