Il 2-2 del Barbera è la fotografia dei rosa Alti e bassi, Palermo sulle montagne russe

Un altro pareggio e un altro interrogativo che richiama il punto di domanda scaturito dallo 0-0 del match in trasferta con la Salernitana di sabato scorso: come inquadrare il risultato di parità del Palermo? Il rocambolesco 2-2 maturato ieri sera al Barbera contro la Cremonese nell’anticipo della seconda giornata è per i rosanero un punto guadagnato o equivale a due punti persi? Le due traverse colpite da Carretta in un finale thrilling caratterizzato da un’altalena di emozioni complici gli schemi saltati e le ingenuità di due formazioni proiettate in avanti con poco raziocinio danno maggiore credibilità al primo punto di vista (si tratta, tirando le somme, di un punto guadagnato) ma, come nel caso della Cremonese che si dispera per la clamorosa occasione fallita a tempo scaduto dal numero 30 grigiorosso a tu per tu con il portiere avversario, il risultato maturato al Barbera davanti a poco meno di 6 mila tifosi lascia un retrogusto amaro anche ai padroni di casa. Che erano passati in vantaggio per primi, grazie ad un gol di pregevole fattura di Trajkovski al 26’ con un destro a giro sotto la traversa da fuori area (marchio di fabbrica dell’incostante numero 10 rosanero che anche nella passata stagione aveva firmato la prima rete del Palermo in campionato), e che al tramonto del match hanno rischiato di vincere dopo avere ristabilito la parità con il tap-in vincente all’88’ del palermitano Mazzotta, autore della sua prima marcatura con la maglia della squadra della sua città.

Se non avessero trovato l’opposizione di Radunovic, provvidenziale su un colpo di testa di Nestorovski (partito dalla panchina ed entrato nella ripresa al posto di un Falletti ancora non al top) e su un tiro in diagonale di Haas (il cui ingresso in campo nella porzione iniziale del secondo tempo al posto del difensore Szyminski ha trasformato il copione tattico della squadra impostata inizialmente con una difesa a tre), i rosa avrebbero creato le condizioni per conquistare in extremis l’intera posta in palio. Il Palermo, dunque, poteva vincere ma poteva anche perdere. Ecco perché non è facile mettere a fuoco il pareggio di ieri ottenuto/rimediato tra le mura amiche contro una Cremonese destinata a recitare un ruolo importante in questa stagione. E’ un pari che, sul versante rosanero, cambia fisionomia a seconda della prospettiva con la quale viene osservato. Negativa se, al di là di alcuni errori individuali come quello di valutazione del portiere Brignoli sulla parabola beffarda disegnata dal neo-entrato Strefezza in occasione del momentaneo 1-1, si prendono in considerazione ad esempio il ritardo di condizione di diversi elementi e la scarsa qualità di una manovra lenta e che si sviluppa troppo spesso per vie orizzontali. Positiva, invece, se oltre alle tracce lasciate dai singoli (dopo un avvio in sordina l’attaccante Puscas ha iniziato a carburare e si è reso pericoloso in un paio di occasioni prima di lasciare il posto a Moreo nella ripresa tra i fischi del pubblico rivolti a Tedino) sotto la lente di ingrandimento vengono messi altri fattori riconducibili soprattutto all’aspetto caratteriale in relazione alla presenza di un avversario valido (e che nel primo tempo ha recriminato giustamente per un fallo di mano di Rajkovic in area, su tiro di Arini, non ravvisato dall’arbitro Nasca) e più preparato in termini di idee e organizzazione di gioco.

Come avvenuto nella gara di Coppa Italia contro il Vicenza disputata lo scorso 5 agosto, la squadra ha mostrato una buona reazione dopo avere subìto un gol potenzialmente letale, in questo caso il 2-1 all’82’ di Mogos che sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Castagnetti ha vinto nettamente il duello aereo con Salvi. E’ riuscita a riprendere un’altra volta per i capelli una partita che sembrava persa e questo dimostra che il Palermo, nonostante le difficoltà che emergono in un periodo come questo scandito da alti e bassi, è comunque una compagine viva. E che non si arrende facilmente. La coesistenza di note con il segno ‘più’ e ‘meno’ fotografa lo stato attuale della formazione di Tedino. Un gruppo che non ha ancora trovato stabilità ed equilibrio e che, in questa fase, riesce con lo spirito e le risorse motivazionali a controbilanciare il peso esercitato da alcune criticità.


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