I Cobas della Regione al Movimento in lotta: “Uniamoci per cambiare la Sicilia”

Anche i Cobas della Regione siciliana scendono in campo accanto ai siciliani impegnati in queste ore in una protesta di piazza contro i governi nazionale e regionale. Un’adesione ‘pesante’, quella degli autonomi, visto che si tratta del sindacato con più iscritti negli uffici dell’amministrazione pubblica regionale.
“La segreteria generale del Cobas/Codir – si legge nel comunicato – esprime la propria solidarietà ai cittadini-attori della protesta organizzata, in questi giorni, in movimenti spontanei contro la gestione politica dei governi regionale e nazionale che hanno messo in ginocchio l’economia dell’Isola”.
I Cobas della Regione, “impegnati da dieci anni nella lotta al malgoverno e al malaffare, danno la propria disponibilità ad un dialogo per incrementare il livello della protesta, anche per mettere fine ad un sistema della gestione delle cosa pubblica che sembra avere come unico scopo quello di tenere i siciliani in ostaggio della politica”.
“Il Cobas/Codir, inoltre – si legge sempre nel comunicato – biasima le insinuazioni vergognose di questi giorni portate avanti da associazioni di categoria, da pezzi del mondo politico e sindacale, che vorrebbero infangare la libera protesta che finalmente sta iniziando a scuotere il territorio siciliano. Il perdurare della grave crisi dell’economia è, infatti, ancor più pesante in Sicilia dove tutti i cittadini lontani dalle stanze del potere e dalle ‘putie’ (botteghe) dei politici – che governano l’Isola grazie a un mastodontico sistema clientelare – vengono trattati come veri e propri sudditi”.
“La Sicilia, a causa di questa politica incapace – dicono sempre i Cobas della Regione – è oggi la terra dei ‘nuovi emigranti’, dei disoccupati, dei precari, dei commercianti in bancarotta, degli imprenditori in crisi e a rischio continuo di fallimento”.
“In questo contesto – conclude il comunicato dei Cobas – anche il pubblico impiego regionale è in ostaggio di un governo regionale inconcludente che, dal dicembre del 2005, lascia 17 mila lavoratori e relative famiglie senza rinnovo del contratto di lavoro giuridico ed economico”.

 


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