Giubileo dei detenuti, la proposta di un «indulto differito» che arriva da Palermo

«Coniugare clemenza, speranza, sicurezza e responsabilità» con «un indulto responsabile adeguatamente preparato». È la proposta del presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo Nicola Mazzamuto. Nell’ambito del Giubileo dei detenuti ha coordinato il convegno dal titolo Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’ordinamento penitenziario, nell’anno del Giubileo della speranza e nel triduo del Giubileo dei detenuti.

La proposta di un «indulto differito»

Un incontro che si è svolto alla Lumsa a Roma con i saluti istituzionali di monsignor Rino Fisichella, delegato dell’Anno Santo. La proposta di un «indulto differito» è stata rilanciata anche oggi, nell’ambito del Giubileo dei detenuti, a margine dello spettacolo Oltre le grate. Promosso all’auditorium della Conciliazione con la comunità Nuovi orizzonti, volontari, cappellani e detenuti.

La presa in carico del servizio sociale

«Un indulto secco – spiega Mazzamuto – rischia di non risolvere i problemi e di aumentare le criticità». Invece, evidenzia, «con il trattamento penitenziario del dimittendo con efficacia differita di tre o sei mesi e accompagnato con l’assistenza post-penitenziaria attraverso la presa in carico del servizio sociale» si favorisce «l’inserimento nel circuito istituzionale del Consiglio di aiuto sociale, del Comitato per l’occupazione e della Conferenza di giustizia riparativa».

Una pena senza pena

Oltre che «il coinvolgimento delle competenze istituzionali e finanziarie degli enti pubblici territoriali e delle risorse aggiuntive del terzo settore. Attraverso l’offerta di posti di lavoro e di borse-lavoro, di corsi di formazione professionale, di progetti di serio volontariato, in un’ottica di giustizia di comunità in cui l’alternativa al carcere – sottolinea il presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo – non è il degrado personale, familiare, ambientale e la recidiva con il ritorno in carcere. Ma il progetto di biunivoca restituzione sociale con la conquista meritata della vera libertà. Con una formula sintetica e ossimorica – conclude – un indulto che sia una pena senza pena con un progetto personale e comunitario».


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