Gela, operaio Smim arrampicato sul capannone «Mi devono otto stipendi e ho mutuo da 870 euro»

Non vuol saperne di scendere dal carroponte della Smim impianti, alto una decina di metri. Si è arrampicato ieri, intorno alle 14.30, Matteo Guerreri, operaio della storica ditta dell’indotto di Gela. L’uomo, nato a Mazzarino e residente a Niscemi, è un elettricista di 42 anni che da otto mesi non riceve alcuna forma di stipendio. Con un mutuo da 870 euro da portare avanti. È tra i 25 dipendenti della Smim che risultano in cassa integrazione ordinaria, mentre altri 115 colleghi pochi mesi fa hanno visto scattare la mobilità, quindi il licenziamento. 

Guerreri d’altra parte aveva ripreso da poche settimane a lavorare, pur continuando a non percepire un euro dall’azienda. «Mi devono 15mila 800 euro – urla l’uomo ai giornalisti giunti sul posto -. Se sono qui sopra la colpa è delle istituzioni. Non scenderò fino a quando non otterrò ciò che mi spetta». Il capannone della Smim da anni è poco utilizzato, quasi interamente coperto da amianto, adesso è off-limits. Sul posto sono giunti subito la protezione civile, i vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Nonché un gruppo di amici e colleghi che sorveglia Matteo e tenta di convincerlo a scendere. Finora inutilmente. 

Sono presenti anche i familiari dell’operaio. Tra cui il padre, anch’egli ex dipendente Smim dal 1969. «Quando andava bene, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, questa ditta vantava 500 dipendenti al suo servizio – ricorda -. Non mi sarei mai aspettato che andasse a finire così. Tra l’altro qui lavorano abitanti di Gela, di Vittoria, di Mazzarino, di Niscemi. È un problema che riguarda tutti». Ieri sono arrivati, per dare solidarietà e tentare di risolvere la questione, i rappresentanti dei sindacati confederali. Ma Guerreri è rimasto risoluto nel suo proposito e ha passato la notte barricato lì sopra

«Da mesi denunciamo la latitanza delle istituzioni – scrivono in una nota i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania – e i discutibili risultati derivanti da svariati riunioni. La stessa sensazione l’abbiamo avuta da parte di Eni che va a rilento rispetto ai progetti industriali inseriti nei suoi obiettivi, creando, di fatto, danno ai lavoratori e alle imprese. Di certo vi è l’assenza di risposte concrete, malgrado lettere, solleciti, comunicati, stati d’agitazione». E altrettanto certo è che la mancanza di lavoro sta sfiancando operai, famiglie, cittadinanza tutta. Col rischio che l’allarme sociale e la disperazione aumentino ancora, dopo le manifestazioni degli scorsi mesi che hanno visto prima la città e poi i pozzi petroliferi e il metanodotto bloccati dagli operai. 

Una volta spenta la fiammata di protesta, i drammi sociali non hanno fatto altro che acuirsi. Intanto la prefettura di Caltanissetta, su richiesta dei sindacati, ha convocato le parti sociali per un incontro che si terrà domani pomeriggio coi vertici della Smim impianti. 


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«Se sono qui è colpa delle istituzioni». Matteo Guerreri da ieri si trova a dieci metri d'altezza, sul carroponte della Smim impianti, l'azienda per cui lavora. E non ha alcuna intenzione di scendere. Il padre, anche lui ex dipendente della stessa impresa: «Anni fa eravamo 500, non mi aspettavo che andasse a finire così»

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