Formazione 2/ Le nuove norme sull’accreditamento faranno scattare l’avvio della seconda annualità dell’Avviso 20 a fine anno. Un caso?

Nel frattempo per i lavoratori scatteranno mobilità e Cassa integrazione

Divampa la polemica dopo il terzo suicidio in quarantacinque giorni nel settore della formazione professionale. A perdere la vita, lo ricordiamo, Fabio Bordonaro, lavoratore dello Ial Sicilia di Caltanissetta. E’ giusto che l’informazione dia spazio anche ai veri protagonisti del settore. A parlare sono i lavoratori che vivono direttamente il dramma di un disagio che non è solo economico, ma tocca in profondità la dignità di cittadino, padre di famiglia, lavoratore.

Oltre alla lettera di Pietro Scuderi, operatore degli Sportelli multifunzionali, pubblicata già dal nostro giornale lo scorso 13 agosto, abbiamo ricevuto diversissime segnalazioni e lamentele che denotano il profondo disagio di una categoria di lavoratori costretta ad ingoiaire l’ennesimo suicidio, il terzo in 45 giorni, dicevamo. Un momento delicatissimo, quello che attraversa il settore della Formazione professionale. Ciò che accomuna le segnalazioni pervenute nelle ultime 48 ore sono due fattori: stipendi e prospettive future.

I lavoratori sottolineano quanto precario sia il momento per mille e 850 operatori degli Sportelli multifunzionali, costretti fra un mese ad abbandonare il proprio posto di lavoro a causa di una carente capacità di programmazione del Governo regionale e della scarsa incisività dell’azione politica dell’assessore regionale per il Lavoro, Ester Bonafede. Un vuoto che si somma alla confusione amministrativa del dirigente generale al ramo, Anna Rosa Corsello.

Di scena, insomma, un esecutivo, quello guidato dal presidente Rosario Crocetta, che ha saputo (o voluto?) solamente scardinare il vecchio impianto sul quale poggiavano le attività’ lungo le tre filiere del sistema formativo regionale: Servizi formativi (Sportelli multifunzionali), Interventi formativi (corsi di formazione) e Obbligo formativo (Oif), per scelta politica di discontinuità col precedente Governo dell’allora presidente Raffaele Lombardo. Distruggere senza, però, creare una prospettiva, ovvero un’alternativa, equivale alla chiusura del settore. Se è così che lo dica apertamente il presidente Crocetta.

I circa 7 mila lavoratori degli Interventi formativi attendono ancora l’avvio delle attività della seconda annualità dell’Avviso 20/2011, ribattezzato come “formazione per i giovani” allo scopo di sfruttare le risorse statali provenienti dal Piano azione e coesione (Pac). E con questo chiaro di luna i tempi per lo start-up e per l’incasso della prima retribuzione rischiano di allungarsi all’anno prossimo. Proviamo a spiegare il perché. L’implementazione del nuovo (si fa per dire) sistema di accreditamento, fortemente voluto dall’assessore per l’Istruzione e la Formazione professionale, Nelli Scilabra, non vedrà la luce se non prima di cinque mesi. E nel frattempo? Gli operatori del settore potrebbero dedicarsi a “contare le pecore”. Conseguenza? L’avvio dei processi di mobilità e Cassa integrazione guadagni in deroga da parte degli enti formativi che dovrebbe interessare i circa 7 mila lavoratori.

Poi vi sono i 2 mila lavoratori impegnati nell’erogazione della formazione ai minori in obbligo scolastico che si ritroveranno a fine anno, in coincidenza con la cessazione delle attività finanziate attraverso l’Avviso n.19 del 2011, senza lavoro. Certo non è piacevole dover sottolineare questi aspetti. Ma l’analisi del momento purtroppo lascia emergere questo quadro per niente confortante. Conclusione alla quale, oramai, tutti i lavoratori sono pervenuti, non solo noi addetti all’informazione.

Il senso di sfiducia diffusa che rileviamo dalle segnalazioni ricevute dai lavoratori non lascia spazio ad ulteriori critiche. Il giudizio negativo sulla “non azione del Governo regionale” è pericolosamente schiacciante.

Molti lavoratori hanno apertamente collegato le tre tragedie alla catastrofica condizione socio-economica del settore. Non lo sappiamo se esiste una correlazione diretta tra i suicidi e lo stallo del sistema formativo. Un dato è certo: stanare i malfattori è un atto doveroso da parte del Governo e della magistratura. Un esecutivo regionale che si ferma solo a questo, però, rasenta il fallimento politico di un ruolo istituzionale che viene a mancare.

 


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