Femminicidio a Canicattini, confessa l’ex compagno Folla davanti alla caserma tra insulti, pietre e spranga

Ha confessato il delitto Paolo Cugno, il 27enne compagno di Laura Petrolito, la ventenne accoltellata a morte e buttata in un pozzo artesiano in contrada Stallaini, zona di campagna fra le colline che sovrastano Canicattini Bagni, paese della provincia di Siracusa. Il compagno della ragazza, l’ultima persona ad aver visto la vittima, era stato portato in caserma ieri mattina. Nel corso della giornata, le forze dell’ordine hanno ascoltato anche persone vicine alla coppia e chi ha avuto contatti con lei nelle sue ultime ore di vita. A cercare Laura disperatamente in giro per il paese, già dal tardo pomeriggio di sabato, il padre Andrea che aveva ripetutamente provato a chiamare lei e il genero al cellulare senza avere risposte. «Quando è venuto da noi era visibilmente preoccupato – racconta un ragazzo che lavora in una bottega del quartiere – e ci ha chiesto se avessimo visto la figlia nelle ultime ore». In realtà, di lì a poco, il corpo della 20enne sarebbe stato ritrovato all’interno di una trivella, ovvero un pozzo con un’entrata di piccole dimensioni, il cui diametro solitamente non supera i quaranta centimetri. Da lì è stato estratto dai vigili del fuoco.

Nelle oltre dodici ore di interrogatorio, fuori dalla caserma si radunano centinaia di persone. Nonostante la pioggia e il vento, la folla aumenta dietro alla sbarre gialle della delimitazione militare. «Vogliamo solo guardare il faccia quell’animale, che ha ridotto la bambina in quel modo credendosi un eroe», urlano i più calmi. Fra la folla c’è anche chi sembra avere intenzioni più violente: «Datelo in mano a noi che della legge non ci possiamo fidare, perché non gli daranno mai una giusta pena per quello che ha fatto». Gli uomini da una parte e le donne dall’altra. Si sono organizzati dividendosi per genere: gli uomini davanti al cancello automatico da cui entrano ed escono le macchine di ordinanza provenienti da tutta la provincia. La rivolta delle donne, invece, va in scena davanti all’ingresso pedonale della caserma. «Noi siamo qui ad aspettarlo perché siamo tutte mamme di Laura», urlano fra gli insulti rivolti a Cugno. 

Il giovane è già noto alle forze dell’ordine. Nel giugno del 2015 era stato sorpreso mentre rubava attrezzi agricoli per un valore complessivo di tremila euro da un podere, insieme ad altri due canicattinesi. Ma ancora prima, nel luglio del 2013, quando a soli 22 anni aveva aggredito un diciannovenne con una motosega al culmine di una lite e per questo era stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni aggravate. In quel caso, il ragazzo era riuscito a schivare la lame e se l’era cavata con lievi ferite agli arti. Davanti alla caserma, ad aspettarlo fino a tarda notte, c’è anche la vittima di quell’episodio insieme a tutta la sua famiglia. «Non me lo scordo che voleva ammazzare anche me». E in paese la violenza del giovane, adesso, sembra fosse nota a tutti. «Si sapeva che Laura era una sua vittima, che la picchiava. Ma perché nessuno ha fatto niente?», commentano alcune ragazze che sembrano conoscere bene i problemi relazionali della coppia.

Dalla tarda serata e fino a notte inoltrata, una dozzina di auto dei carabinieri e anche una pattuglia della guardia di finanza, arrivano davanti alla caserma in via Vittorio Emanuele. Alcune macchine vicino alla recinzione, due stazionano all’ingresso del paese a pochi metri dalla caserma, altre in modo da bloccare le auto parcheggiate attorno, perché da ore c’è il sospetto che si stia organizzando una sorta di agguato all’uscita di Cugno

Ogni tanto qualche militare esce dalla caserma e invita la folla a calmarsi. Uno degli uomini in servizio trova le pietre che qualcuno, nel primo pomeriggio, aveva posizionato dietro un pannello per la cartellonistica proprio di fronte alla caserma, appoggiate su un muretto e le butta nel giardino davanti. «Il timore – aveva manifestato un passante – è che vogliano tirarle al presunto assassino appena mette piede fuori dalla caserma». Poco dopo, una macchina si ferma proprio davanti a uno degli ingressi della zona militare. Dentro al cofano ha un bastone e una spranga. «Non voglio fare del male a nessuno. Solo a lui», dice il giovane alla guida.


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