Ex provincia di Siracusa, 29 indagati per assenteismo Shopping e visite durante lavoro, rischio licenziamento

Shopping per le vie del centro di Ortigia e centri commerciali, visite mediche in strutture sanitarie pubbliche e private e lavoro di giardinaggio per privati. Il tutto durante l’orario di lavoro. Sono indagati dalla Procura di Siracusa 29 dipendenti dell’ex provincia di Siracusa, oggi libero consorzio. In queste ore la Guardia di finanza sta recapitando l’avviso di conclusioni delle indagini, avviate nel gennaio del 2015.

I 29 dipendenti sono dislocati in quattro diverse sedi dell’ente pubblico, tra cui quelle di via Roma e via Foro Siracusano. Le Fiamme gialle hanno effettuato pedinamenti e videoregistrazioni, per 6mila 800 ore. Materiale che ha permesso di contestare il reato di truffa aggravata e, in alcuni casi, anche di false attestazioni o certificazioni nell’utilizzo del badge. Con la complicità di alcuni colleghi, gli indagati, per la maggior parte deputati a mansioni d’ufficio, uscivano senza motivo, ma sono stati ripresi dalle telecamere piazzate dagli investigatori nel perimetro delle sedi di servizio. In più sono stati collocati anche dei sistemi Gps sulle auto dei dipendenti monitorati. 

Si è scoperto così che, durante l’orario di lavoro, avrebbero fatto la spesa in supermercati e mercatini rionali, comprato vestiti a Ortigia e nei centri commerciali della città, prenotato visite mediche all’Asp e in due strutture sanitarie private, sarebbero tornati a casa o avrebbero svolto attività di giardinaggio per conto di terzi. Nel frattempo alcuni colleghi rimasti in ufficio avrebbero timbrato il badge degli assenteisti. Così, nel momento in cui la Guardia di finanza, ha confrontato le evidenze delle indagini con i registri delle presenze, ha potuto accertare che erano state contabilizzate più ore rispetto a quelle effettivamente svolte. In sintesi le assenze quantificate ammontano a circa 1.114 ore a fronte di 2.538 di servizio programmate nei 137 giorni di accertamenti: una percentuale media del 40 per cento, con casi minimi del 12,5 per cento di assenze, e massimi del 85,5 per cento.

La situazione peggiore nella sede di via Roma, dove, secondo quanto ricostruito dalla Finanza, 16 dipendenti portavano avanti questa prassi, agevolati dall’uso del registro cartaceo, che loro stessi compilavano e custodivano. «Ciò – sottolineano le Fiamme gialle – in netto contrasto con le circolari a suo tempo emanate dall’ente pubblico sull’obbligo di usare il badge personale. L’utilizzo del registro cartaceo – continua la nota della Finanza – consentiva al dipendente malintenzionato di sottrarsi arbitrariamente all’orario di servizio, anche per l’intero turno, avendo assicurata, in ogni modo, la possibilità di operare successivamente (il più delle volte ciò avveniva il giorno dopo) gli aggiustamenti necessari per far invece risultare la propria presenza in ufficio nel turno di lavoro svolto». È proprio nella sede di via Roma, ad esempio, che si registrano le percentuali di assenze più alte: l’85 per cento in un mese lavorativo.

Nell’operazione – denominata Quo vado e coordinata dal procuratore capo Francesco Paolo Giordano e dal sostituto Antonio Nicastro – sono state impegnate 24 pattuglie della Guardia di finanza. «I presunti dipendenti infedeli – commenta Giordano – saranno deferiti oltre che all’amministrazione di appartenenza per i profili disciplinari – compreso il possibile licenziamento in base alla nuova normativa, il cosiddetto decreto Madia -, anche alla Procura regionale presso la Corte dei conti. Il procedimento di indagini ha messo in rilievo anche l’assenza completa di controlli interni. Un plauso va rivolto agli operatori della Guardia di finanza per la professionalità e la riservatezza con cui hanno saputo portare a termine questa indagine». Sulla vicenda è intervenuta la stessa ministra Madia che su Twitter ha scritto: «Assenteismo, 29 dipendenti colti sul fatto a #Siracusa. Si applica #RiformaPa: licenziamento rapido a tutela di tutti i dipendenti onesti». Adesso quindi dovrebbe aprirsi un procedimento disciplinare che implica conseguenze anche per la dirigenza. Il dipendente in questione, in base alle nuove regole, deve essere sospeso entro 48 ore e senza stipendio (solo un’indennità). L’iter per il licenziamento si deve concludere in 30 giorni. Il dirigente che non si è attivato rischia a sua volta il licenziamento.

Questi i nomi degli indagati: Paolo Bascetta, Corrado Caramagno, Corrado Corsico, Sebastiano Di Falco, Carmelo Fiordaliso, Fabio Furnò, Maria Grienti, Antonio Lucifora, Antonio Sambito, Sebastiano Scamporlino, Emanuele Schembari, Francesco Vacirca, Antonio Gulino, Maurizio Siringo, Fabienne Fichera, Lucia Di Benedetto, Amalia Ansaldi, Giovanni Battaglia, Angela Formica, Rosaria Capuano, Maria Ganci, Giuseppina Amato, Francesco Controsceri, Bruno Formosa, Antonella Lombardo, Cinzia Uccellatore, Gaetano Caruso, Francesco Signini, Maria Sicuso.


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La Finanza ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini, iniziate nel gennaio del 2015 e basate su migliaia di ore di videoregistrazione e appostamenti. Grazie alla complicità di alcuni colleghi, i registri delle presenze venivano poi compilati per intero. Ma in alcuni casi la percentuale di assenze arrivava all'85 per cento

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