Elezioni/ Un altro Circo elettorale è andato via… meno male che è finito

Dopo il circo elettorale di Palermo, ecco il Circo di Sicilia. Un’altra grottesca buffonata è andata in onda per dieci lunghissime settimane in cui i giornali sono stati pieni di pessime pubblicità, discorsi inutili, promesse vacue, spettacoli miserrimi.

Anche per le elezioni regionali il copione delle elezioni di Palermo della scorsa primavera è stato rispettato: uomini “eccellenti”, sedicenti risolutori dei problemi altrui, finti economisti, leader di un passato ignobile, vacui personaggi, maghi, pagliacci, nani e ballerine si sono mostrati al pubblico senza un minimo di umiltà né di dignità.

E’ stata anche la sagra delle accuse incrociate: d’essere mafioso, incompetente, male accompagnato, mal capitanato, moribondo, troppo giovane, troppo vecchio, inconcludente, troppo spregiudicato, troppo pregiudicato, non pregiudicato, troppo esperto e troppo inesperto. Insomma, l’accapigliamento prima d’arraffarsi una poltrona ricca e sicura purchessia, è stato, come sempre vergognoso e vile. Da parte di tutti, compreso “il nuovo che avanza”, e mi dispiace dirlo e scriverlo.

Il cittadino è disorientato: il trasformismo, il qualunquismo, il settarismo e il menefreghismo l’hanno fatta da padrone, rimescolando le carte in una maniera inestricabile e spaventosa.

Come finirà? Com’è sempre finita. Non ci sarà alcun cambiamento, le cose andranno peggio. E se andranno meglio, sarà perché in altri posti, in altri luoghi, lontani della Sicilia e mai interessati alla Sicilia se non per farne terra di conquista, le cose andranno meglio: a traino, come sempre, la Sicilia seguirà. Se, e in quanto, ma sempre quale ultima ruota del carro-Europa.

All’Ars sarà eletta una schiera di soliti pettoruti e irraggiungibili epigoni dell’”ognun per sé e Dio per tutti”, degni seguaci dei leader politici europei che danno per benino l’esempio su come comportarsi una volta eletti. Varrebbe la pena proporre anche la Regione siciliana a Nobel per la pace. Sarebbe in buona, buonissima compagnia.

Continueranno i balletti e le schermaglie tra clan e varie fazioni siciliane legate a quello o quell’altro politico regionale e nazionale, e sempre e comunque senza un’ombra d’interesse per i veri problemi della Sicilia, se non quando serve per avere un poco di pubblicità e a far finta di governare la nostra martoriata Isola.

Il nuovo governatore della Sicilia dovrà presiedere al fallimento finanziario ed economico di una Regione ormai allo stremo, massacrata dalla natura inconcludente e perniciosamente arraffona del proprio stesso popolo e dei propri degni rappresentanti. Il popolo siciliano subirà supinamente questo fallimento, foriero di ulteriori disastri economici. E l’inevitabile arriverà: le migliori risorse umane emigreranno, forse anche in massa come alla fine del secolo XIX e durante gli anni ’50 e ’60 del secolo XX.

Auguri e buona fortuna al nuovo governatore. Auguri e buona fortuna alla nuova Assemblea regionale siciliana. Auguri e buona fortuna soprattutto alla Sicilia. Che ne ha davvero bisogno.

 


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