Elezioni a Noto, Prado candidato sindaco «Subito un mutuo per costruire parcheggi»

Funzionario del ministero dell’Interno, il 51enne Massimo Prado corre per la poltrona di primo cittadino di palazzo Ducezio sostenuto dalle liste Netini in movimento e Progetto Sicilia. In politica da 20 anni, Prado cinque anni fa aveva rinunciato a candidarsi sindaco di Noto per appoggiare il primo cittadino Bonfanti, di cui è stato anche cognato per 25 anni. Deluso di non essere stato coinvolto nella vita politica della città, decide di scendere in campo in prima persona.

Perché ha scelto di candidarsi a sindaco?
Ho una passione politica che nutro da più di 20 anni, ho già fatto il consigliere comunale nel 1993 con l’avvocato Corrado Passarello sindaco, poi l’assessore comunale e, recentemente, anche il consigliere provinciale. Adesso voglio provare l’esperienza di occuparmi in prima persona della mia città.

Quali sono i punti centrali del suo programma? A che cosa la città non può più rinunciare?
Come abbiamo constatato in occasione dell’Infiorata, la città non può più fare a meno di parcheggi. Il numero dei pullman che arrivano quotidianamente a Noto e il flusso di automobili è quasi al livello di Taormina. Se dovessi diventare sindaco, già all’indomani della mia elezione accenderei un mutuo per realizzare parcheggi in periferia. Perché sono certo del fatto che lo si pagherebbe con gli stessi introiti.

Qual è la figura politica o tecnica (nazionale o internazionale) a cui si ispira?
Non ho bisogno di ispirazioni. Ho un modo mio di interpretare la politica. Già durante la campagna elettorale non perdo il sonno per avere accanto esponenti politici regionali o nazionali, ma la baso solo ed esclusivamente sul voto di opinione.

In caso non riuscisse ad andare a ballottaggio, con chi si alleerebbe eventualmente nel secondo turno?
Spero di arrivare al ballottaggio ma, nel caso in cui così non dovesse essere così, valuterò, insieme al gruppo che mi sostiene, i due candidati per decidere chi più si adatta alle nostre aspettative, al nostro programma e alla nostra idea di città.

Elenchi le prime tre cose che farebbe appena eletto primo cittadino.
Io direi una sola cosa: parcheggi, parcheggi, parcheggi. Però anche migliorare la viabilità perché, specialmente nel periodo estivo, è insostenibile che per percorrere i sei chilometri fra Noto e il lido di Noto ci si impieghi più di un’ora. E poi cura della città in tutte le sue parti per fare più attenzione alla qualità della vita dei cittadini.

Qual è l’avversario che teme di più?
Rispetto tutti ma non temo nessuno.

Un pregio e un difetto della precedente amministrazione.
Il pregio è sicuramente che il sindaco Bonfanti ha lavorato tantissimo, è stato un vero e proprio stakanovista. Però è stato anche un battitore solitario e questo credo sia il difetto più grande che è ricaduto su tutta l’amministrazione perché è il gioco di squadra che vince sempre.

Lei è stato uno dei primi sostenitori di Bonfanti, come si sente oggi a competere con lui?
A me piace fare politica e cinque anni fa io e Bonfanti avevamo provato a farla insieme perché, fra l’altro, ci lega anche un rapporto di affetto: siamo stati cognati per 25 anni e abbiamo condiviso molte cose sin da ragazzi. Cinque anni fa, io ero consigliere provinciale e avevo il desiderio di candidarmi a sindaco di Noto ma, vedendo che lo stesso desiderio lo aveva anche lui, ho preferito fare un passo indietro per sostenerlo. A quel punto mi sarei aspettato che mi chiamasse al suo fianco per governare assieme la città ma ciò non è avvenuto. Allora mi sono messo da parte e ho aspettato questa nuova tornata elettorale.

Quando e perché arriva la rottura con Bonfanti? La sua candidatura è una rivalsa nei confronti dell’ex sindaco che l’ha sfruttata per raccogliere consensi e voti e poi l’ha abbandonata?
Non c’è stata nessuna rottura del rapporto personale ma per quanto riguarda la politica, come si sa, oggi è bianco e domani è nero. Lui ha fatto delle scelte che non ho condiviso come, per esempio, mettersi accanto persone non adeguate a gestire la cosa pubblica, oppure nominare un assessore al Welfare di Rosolini – cosa mai successa prima d’allora nella storia politica della nostra città – che, fra l’altro, essendo anche segretario particolare di un onorevole, si è distinto per l’assenteismo. A un certo punto mi sono reso conto che quello che ci eravamo detti cinque anni prima era diventato aria fritta e così ho capito che era meglio che ognuno prendesse la propria strada.

Se non arriva a ballottaggio, voterà Bonfanti? 
Io mi sto giocando la partita al pari di tutti, non c’è nessuna lista civetta. Se dovessi arrivare al ballottaggio me la giocherei fino alla fine, in caso contrario deciderò cosa fare insieme al mio gruppo. Non escludo a priori nessuna possibilità di alleanza con nessuno degli altri cinque candidati, nemmeno con Bonfanti che, comunque, considero una persona perbene. 


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