Elezioni a Lentini, Laezza candidato sindaco Ex commissario, «bisogna aiutare la polizia»

Sicurezza e solidarietà sono le parole chiave di Vincenzo Laezza. E questo è anche il nome della sua lista civica che, insieme a Nuova Lentini, ne sostiene la candidatura a sindaco. Commissario di polizia in pensione, il 66enne di origini campane e lentinese di adozione è da sempre impegnato nel volontariato.

Perché ha scelto di candidarsi a sindaco?
Per le problematiche che affliggono il nostro territorio. È stata la gente a chiedermi di riordinare Lentini per il lavoro fatto nei miei 41 anni di polizia durante i quali mi sono occupato di investigazioni antimafia e criminalità comune, di servizi di ordine pubblico e sicurezza e di polizia amministrativa e sociale. Non scendo in campo per una mia visibilità, come fanno molti altri miei avversari, ma mi metto a disposizione con un gruppo fatto al novanta per cento da persone impegnate nel volontariato.

Quali sono i punti centrali del suo programma? A che cosa la città non può più rinunciare?
Solidarietà, sicurezza e rigore morale sono le nostre parole chiave. In città la criminalità è arrivata alle stelle e bisogna dare una mano ai colleghi della polizia, ai carabinieri e ai vigili urbani. È necessario un piano di viabilità per capire dove mettere le telecamere. La città deve diventare solidale e l’amministrazione di prossimità, cioè con la gente, tra la gente e per la gente per risanare l’enorme spaccatura che si è creata.

Qual è la figura politica o tecnica (nazionale o internazionale) a cui si ispira?
Mi ispiro a Alcide De Gasperi e a don Luigi Sturzo.

In caso non riuscisse ad andare a ballottaggio, con chi si alleerebbe eventualmente nel secondo turno?
Io ho fatto un compromesso con la città: se non vinco queste elezioni, già dall’indomani, torno a fare attività di volontariato come ho sempre fatto.

Elenchi le prime tre cose che farebbe appena eletto primo cittadino.
La prima cosa che farei sarebbe riordinare tutti gli uffici secondo meritocrazia, poi metterei in piedi un forum delle associazioni che collabori con l’amministrazione sulle politiche sociali. Creerei un fondo di solidarietà con il trenta per cento degli stipendi mensili di sindaco e giunta e un’associazione con i colleghi in pensione per dare una mano alle forze dell’ordine.

Qual è l’avversario che teme di più?
Assolutamente nessuno. I miei sostenitori non sono professionisti della politica ma s’impegnano a svolgere con serietà l’eventuale mandato, rimanendo fedeli fino alla fine. Come è possibile, invece, che molti dei miei avversari non si presentino mettendo in chiaro le loro posizioni politiche legate a partiti di riferimento?

Un pregio e un difetto della precedente amministrazione.
Non voglio dare alcun giudizio, lo farà la gente. Posso solo dire che non è stato fatto niente per quel che riguarda l’aspetto dell’ordine e della sicurezza.

Il M5s l’aveva scelta come candidato, poi c’è stato un passo indietro. Perché?
Mi sono avvicinato al M5s per gli argomenti delle loro proteste che condividevo. Poi però mi sono accorto che certe regole fondamentali con cui mi sono formato, in quell’ambiente, non venivano rispettate e ho preferito fare un passo indietro e creare un mio movimento che è civico davvero e che funziona come un’associazione di volontariato.

Con il suo programma elettorale non crede di aver dato di sé l’idea di sindaco-sceriffo?
Assolutamente no. Il mio obiettivo non è quello di controllare, ma di tutelare le persone e di riordinare la città. La gente vuole camminare per le strade senza temere rappresaglie e mandare tranquillamente i figli in piazza a divertirsi. Io voglio trasmettere serenità alla città perché ho toccato con mano, per esempio, che di notte le strade deserte sono frequentate solo da malavitosi che pensano di poter agire indisturbati.

Lei fa volontariato da molti anni, anche questo impegno di primo cittadino lo vedrebbe nella stessa ottica?
Per me non c’è differenza, io continuerò a fare una sorta di attività di volontariato anche insieme alla mia giunta. Faccio volontariato da 61 anni, iniziai quando avevo cinque anni con mio nonno che, ogni sabato, preparava il pranzo per i poveri. Sono il fondatore dell’associazione per bambini leucemici Manuela e Michele, di cui per 18 anni sono stato presidente, e ho anche rivestito la carica di vicepresidente dell’associazione Ibiscus, che si occupa di tumori infantili al policlinico di Catania. Adesso, in pratica, il modello che ho in mente per il governo della città è quello di una associazione di volontariato che fa politica. 


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