Di Salvo mette in pausa l’accordo con Forza Italia «Miccichè e Milazzo devono indicarmi la strada»

Qualcuno, nei corridoi di Palazzo degli elefanti, lo definisce «un genio». Uno che ha avuto la lucidità di fare qualcosa di diverso in un momento storico in cui, in Consiglio comunale e fuori, il panorama politico era piuttosto privo di novità. E poco importa che a costruirla sia stato uno che il pelo sullo stomaco lo ha messo decenni fa. Salvo Di Salvo, con la costruzione del gruppo #Insiemesipuò, alla fine ce l’ha fatta: decide lui. O meglio: decidono loro, a un’unica voce, nella consapevolezza di essere indispensabili. Così per entrare in Forza Italia fanno i preziosi e, nonostante le garanzie ricevute in passato (tra cui, fra varie ipotesi, anche il ruolo di coordinatore cittadino ad Agatino Giusti, e un ruolo di vertice a livello provinciale per Di Salvo), non hanno ancora formalizzato il transito sotto l’ombrello azzurro al Consiglio comunale di Catania. A margine della seduta consiliare di ieri, MeridioNews ha chiesto a Salvo Di Salvo perché.

Di Salvo, eravamo rimasti che #Insiemesipuò è vicino a Forza Italia e stava per entrarci ufficialmente. Ma sono passati giorni e non è successo niente, che ci siamo persi?
«Nulla. Il dialogo con i nostri riferimenti, che sono Gianfranco Miccichè e Giuseppe Milazzo, è aperto. Stiamo parlando e ci stiamo confrontando su quale sarà il presente e il futuro del partito e su come vorrà riorganizzarsi a livello territoriale e provinciale, che tipo di posizione vorrà assumere rispetto all’attuale amministrazione comunale di Catania e alle amministrazioni degli altri 58 Comuni della provincia. Prescindendo il fatto che c’è un’amicizia da parte di tutti noi con Miccichè e con Milazzo, loro sono i nostri interlocutori di Forza Italia. Stiamo ragionando. E, nel frattempo, stiamo continuando con la costituzione del nostro progetto civico».

Lei ha citato tutti, ma non ha citato Marco Falcone, il commissario provinciale del partito. È un caso?
«Io mi sono ritrovato ad avere un dialogo con Forza Italia tramite Totò Lentini, che è un deputato regionale e mio amico e mi ha presentato Giuseppe Milazzo. Miccichè lo conoscevo e ho riallacciato i rapporti. Dopo le Europee, sono stati loro a propormi di dialogare con Forza Italia. Falcone lo conosco da vecchia data, è una persona che stimo e penso che stia facendo un buon lavoro anche da assessore alle Infrastrutture. Altrettanto penso del suo lavoro con il partito a Catania e in provincia di Catania. Però, chiaramente, il mio interlocutore in questa fase è Miccichè. Nella fase in cui si decidesse di entrare nel partito, vanno rispettati i ruoli e i riferimenti locali».

Qualche settimana fa i suoi colleghi davano ormai l’ingresso in Forza Italia per fatto. Micciché ne aveva scritto in un post su Facebook dopo averne parlato addirittura con Berlusconi. Si era arrivati a ipotizzare una conferenza stampa ufficiale al rientro di Milazzo da Bruxelles, si erano definiti i ruoli: un coordinatore cittadino, il vicecommissario provinciale…
«Questo era un quadro generale complessivo che c’è tutt’ora».

Quindi state tentando di comprendere che margini ci sono affinché #Insiemesipuò abbia un suo spazio in Forza Italia?
«Non è una questione di margine, è una questione di temi».

Per esempio?
«I temi della città e quelli della riorganizzazione di questo partito. Se sta accadendo, verso quale area sta andando. Se va all’estrema destra, resta al centro o si sposta verso sinistra… Temi di carattere generale. Perché, quando fai una scelta, non è che dopo tre giorni puoi dire “Mi sono sbagliato” e tornare indietro. Quando prendi una decisione, lo devi fare in maniera consapevole e devi sapere verso quale direzione ti stai proiettando».

Secondo lei la fase commissariale è compatibile con una riorganizzazione sana del partito? C’è bisogno di un commissario?
«No. Secondo me c’è bisogno di rendere partecipi, attraverso lo strumento della democrazia, gli iscritti, i simpatizzanti, tutti quelli che in qualche modo guardano con interesse Forza Italia. Io sono contro le fasi commissariali, non solo di partito ma anche di enti istituzionali. Secondo me, il commissario interdice la democrazia. Io non sono per le fasi commissariali, a tutti i livelli. È chiaro che sono previste da statuto, ma spero che durino il meno possibile. Se si decide di riorganizzare il partito, lo si faccia tramite la consultazione democratica».

Miccichè, secondo lei, condivide la sua visione?
«Sì, Miccichè è un uomo del popolo. È espressione della gente».

Ma è anche forte di un’amicizia personale con il presidente Silvio Berlusconi.
«Miccichè è il coordinatore regionale non perché è amico di Berlusconi, ma perché ha avuto l’intuito e la capacità di reggere un partito in Sicilia e tenerlo al 20 per cento mentre altrove era al sei per cento. Ha un’intelligenza politica non indifferente».

Essenzialmente lei dice: nel momento in cui abbiamo garanzie che si faccia il congresso, che non ci sia più un commissario e che Forza Italia si apra a strumenti democratici, che ci permettano di contare, scioglieremo le riserve…
«No. Io non dico questo, non mi faccia dire cose sbagliate. Io non sciolgo le riserve perché sono a rincorrere un titolo di commissario o vicecommissario. Non è un titolo che fa l’uomo o il personaggio politico. Scioglierò le riserve quando loro, Miccichè e Milazzo, mi diranno qual è la visione nazionale del partito. Forza Italia dove si colloca? Di quale mondo vuole diventare interlocutore?».

I suoi compagni di gruppo sono d’accordo?
«Certo, noi siamo tutti un’unica voce».


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