Cultura-istituzioni sola andata

Quali sono i rapporti tra i centri culturali e la città? Quali sono gli obiettivi raggiunti e quali le sfide? Quale il rapporto tra le strutture culturali e le istituzioni? A queste domande si è cercato di rispondere durante l’incontro organizzato dall’Associazione Fitzcarraldo e dall’Associazione Alumni Fitzcarraldo.

 

Al centro ZoCulture di Catania c’erano alcuni rappresentanti dei centri culturali Siciliani: Daniele Zappalà di Scenario Pubblico , Sergio Zinna del ZoCulture, Salvatore Lacagnina della Galleria civica Montevergini di Siracusa e i due architetti Tiziano Di Cara e Giuseppe Romano ideatori e direttori della galleria di architettura ExPà di Palermo.

 

Presenti inoltre l’Onorevole Enzo Bianco e il Professore Franco Bianchini della De Montfort University di Leicester (UK). Moderatore dell’incontro Ugo Bacchella della fondazione Fitzccaraldo di Torino. Al centro del dibattito la situazione delle associazioni culturali indipendenti siciliane. Nate dall’idea di coraggiosi amanti della cultura che hanno voluto e vogliono giorno dopo giorno aprire nuovi scenari allo scopo di diffondere tra la gente linguaggi artistici non convenzionali.

“Cercare di rinnovare il linguaggio senza dimenticare il passato, aprire una finestra critica sul mondo contemporaneo” questo ciò che si prefigge Scenario Pubblico. Catania, così come un po’ tutte le realtà cittadine siciliane, ha delle profonde lacune riguardo il mondo dell’arte in generale per questo motivo risulta ancora più difficile lasciar trapelare messaggi più articolati. L’attenzione è spesso rivolta al passato, impedendo che la gente si accorga o apra gli occhi sul panorama, ben più articolato, dell’arte contemporanea. E’ dunque essenziale portare avanti un’ opera di rieducazione. Fare crescere il pubblico facendo spettacolo.

 
Come raggiungere tale obiettivo? Punto di partenza la formazione. Quello che da anni lo ZoCulture porta avanti intessendo collaborazioni con l’Università e le Accademie d’arte, sostenendo artisti locali e consentendo loro di collaborare con realtà internazionali. Operazioni difficili che, con costanza e poco denaro, tali associazioni vogliono e riescono a fare. Il momento storico non è certo dei più felici, tagli al Fus ( fondo unico per lo spettacolo) e bilanci annuali che riducono lo spazio d’azione. Ma resistere è la parola d’ordine.

“Una conquista giorno dopo giorno, una nave pirata che si muove senza subire gli interessi della politica” questo quello che , in maniera provocatoria, afferma Salvatore Lacagina, il quale dice di essere felice di operare in questa situazione. “Sebbene qualche soldo in più non guasterebbe” Lacagina afferma che la mancanza di fondi è spesso sinonimo di maggiore libertà, sinonimo di maggiore autonomia dalla classe politica. Ciò consente di poter scegliere liberamente la qualità del proprio prodotto culturale a discapito degli interessi personali della classe politica. “Con poco si può fare qualità.”

 

Assolutamente poco o nulla avevano Tiziano Di Cara e Giuseppe Romano quando novelli architetti si lanciarono nell’avventura ExPà. Avventura partita da Palermo e sbarcata in tutta Europa. Sì, perchè queste associazioni godono di grande ammirazione e visibilità all’estero e in nord Italia. Tutto il contrario di quanto si verifica in Sicilia a causa della mancanza di dialogo e di comprensione da parte delle istituzioni. Troppo tempo, troppa burocrazia rallentano la concretizzazione di idee. Finanziamenti zero, bilanci annuali e nuovamente la poca conoscenza minacciano la sopravvivenza di queste piccole grandi realtà.

“I centri di cultura contemporanea sono delle bestie non facili per il mondo politico” afferma l’On. Bianco “è più semplice rivivere i fasti del passato che gettarsi nella sperimentazione artistica contemporanea”.

 

Quali le soluzioni dunque? La creazione di un Network che faccia da eco ai bisogni di ogni associazione. La creazione di un fondo unico, che non distingua tra le diverse discipline, velocizzerebbe la burocrazia. Ma la prima fondamentale soluzione sarebbe quella di educare la gente a recepire messaggi meno convenzionali. Ancora una volta la sfida futura è quella della rieducazione, della “sprovincializzazione”. Togliere la sabbia che ricopre il fermento sotterraneo di ogni città affinché dalla cultura si crei cultura.


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