Crollo palazzina, i lavoratori Cmc in cassa integrazione «L’iniziativa è stata presa senza alcuna nota ufficiale»

Nessuna nota ufficiale, ma comunicazioni informali. È questo il modo scelto dall’azienda Cmc per dare disposizione ai responsabili del cantiere della fermata Stesicoro-Palestro di far sapere a parte dei lavoratori che da oggi sarebbero stati posti in cassa integrazione. E così è stato: questa mattina, dove fino a qualche giorno fa la talpa ha scavato, gli operai sono decimati. Una conseguenza dei sigilli con cui l’altroieri è stato posto sotto sequestro il tunnel di accesso alla galleria della metropolitana in seguito al crollo parziale della palazzina di via Castromarino

Resta ancora da definire il numero preciso dei lavoratori che sono rimasti sospesi dalle loro attività. Per turni normalmente formati da una ventina di operai, questa mattina invece gli uomini impiegati nel cantiere gestito dall’azienda ravennate si possono contare sulle dita di una mano. «In un clima di preoccupazione generale – spiega a MeridioNews il segretario organizzativo Filca Cisl Domenico Murabito – abbiamo inviato una richiesta formale a Ferrovia Circumetnea (che è la stazione appaltante, ndr) al fine di convocare un primo incontro con Cmc per istituire un tavolo tecnico di confronto per entrare nel merito della questione della quale non siamo stati ufficialmente avvisati». 

Un modo di procedere non consueto per una realtà aziendale in condizioni già precarie. «Nel momento in cui ci siederemo al tavolo con l’azienda – dice il sindacalista – nell’interesse dei lavoratori chiederemo spiegazioni su questa vicenda e poi chiarimenti sulle conseguenze di questo sequestro. Se non ci fossero altre alternative, al momento – conclude Murabito – potrebbe andare bene anche la cassa integrazione ma almeno sarebbe corretto che le informazioni venissero comunicate nei giusti modi».

Provati dalle difficoltà economiche e reduci dagli scioperi, gli operai della Cmc negli ultimi giorni si sono occupati solo di piccole opere di manutenzione e bonifica. Sono rimasti tutti fuori dalla galleria, nelle strutture esterne, a pulire magazzini e a controllare lo stato dei macchinari. La preoccupazione per il futuro era già stata espressa dal segretario generale di Filca Cisl Nunzio Turrisi. «Sono lavori che possono durare un paio di giorni e che non giustificano tutta quella forza lavoro», aveva confermato a questa testata. In effetti, se non si può scavare la galleria, il cantiere resta fermo.

All’impresa e alla direzione dei lavori, Fce ha chiesto un report sul crollo dello stabile all’incrocio tra via Plebiscito e via Lago di Nicito. Il primo atto di un’indagine interna che procederà parallelamente a quella della procura dove i magistrati hanno aperto un fascicolo per disastro e lesioni colpose che, per il momento, resta contro ignoti


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