Cosa sappiamo della bimba di pochi mesi lanciata dal balcone a Misterbianco. In caserma la madre

Una bambina di sette mesi – inizialmente si era appreso che avesse tre mesi – è morta dopo essere stata lanciata dal secondo piano di uno stabile in via Marchese, a Misterbianco, in provincia di Catania. In un primo momento non era chiaro se la bimba fosse caduta accidentalmente, magari dopo essere scivolata dalle braccia di un adulto. Successivamente invece ha preso sempre più piede l’ipotesi che qualcuno l’avesse lanciata. Per decifrare i contorni di questa vicenda sono al lavoro i carabinieri con il coordinamento della procura di Catania. Al vaglio degli inquirenti c’è la posizione della madre 40enne. La donna soffrirebbe di problemi psicologici, pare aggravati per una depressione post partum, e per questo era seguita, da febbraio scorso, da un amministratore di sostegno nominato dal tribunale di Catania. La 40enne in passato sarebbe stata sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio.

La donna è gravemente sospettata di avere ucciso la figlia ed è stata condotta in caserma dai militari che adesso la stanno ascoltando. L’arteria è interdetta e le forze dell’ordine stanno sentendo anche i vicini di casa. Sul posto dopo il fatto si sono recate due ambulanze del 118. La prima per tentare di soccorrere la bambina, che poi è stata trasferita al Pronto soccorso del Policlinico, e la seconda per prestare le cure al padre. Secondo quanto trapelato al nostro giornale in un primo momento era emerso che l’uomo avesse subito un aggressione, successivamente si è capito che lo stesso dopo quanto accaduto ha messo in atto dei gesti di autolesionismo ed è stato colto da malore. «Conosceva il padre: una brava persona ma non sapevo com’era composta la sua famiglia – spiega un vicino – Sono arrivato qui intorno alle 15 ma sono stato avvertito telefonicamente da mia sorella alle 13.15. Ho saputo soltanto adesso dei problemi della mamma della bambina».

«Siamo tutti sconvolti – commenta il sindaco di Misterbianco Marco Corsaro – Parlo anche da genitore. Conoscevo il marito, un operatore ecologico. Si tratta di una tragedia. Davanti a tutto questo bisogna fermarsi e capire che bisogna correre meno e avere più rispetto della famiglia e dei valori della nostra vita. Certamente tutto questo ci spiazza e non è facile continuare».


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