Coronavirus, grandi poli petrolchimici rimarranno aperti Sindacati: «Chiediamo ai prefetti di valutare essenzialità»

I grandi stabilimenti industriali siciliani continueranno a lavorare. A prevederlo è il nuovo decreto del governo italiano sulle misure di contenimento del contagio da Covid-19 sull’intero territorio nazionale. Il testo è stato firmato dal premier Giuseppe Conte in serata. A esso è allegato un elenco con un’ottantina di voci in cui sono descritti i settori che non saranno toccati dalla stretta sulle filiere produttive del Paese. L’annuncio di una nuova chiusura era stato dato ieri sera in diretta Facebook. 

Il decreto prevede che le aziende che lavorano nell’estrazione del petrolio, della raffinazione del greggio e della produzione di prodotti chimici potranno proseguire le proprie attività. Una decisione che scontenta i sindacati, che da giorni chiedono un intervento deciso per tutelare la salute dei lavoratori. «I poli petrolchimici non sono luoghi sicuri, ogni giorno accolgono migliaia di lavoratori – torna a denunciare il segretario provinciale della Cgil a Siracusa Roberto Alosi -. Parlare di smart working, in questi posti, è possibile soltanto per il personale amministrativo o dell’area ingegneristica, ma operai e addetti alla manutenzione, compresi quelli che lavorano per le tante imprese delle indotto, è pressoché impossibile».

Nel testo esitato dal governo nazionale si menziona la figura dei prefetti, ai quali è affidato un margine di discrezionalità nella valutazione delle condizioni in cui vengono svolte le attività produttive. «Cercheremo di capire se si potrà far valere questo aspetto anche per le aziende del petrolchimico», anticipa Alosi a MeridioNews. Il sindacalista poi punta il dito contro Confindustria che a Siracusa si sarebbe tirata indietro davanti all’invito di trovare una linea comune da proporre alle aziende. «Si è lasciato decidere a ogni singola impresa come rispondere all’emergenza – attacca Alosi -. Noi da parte nostra continueremo a segnalare ogni situazione di pericolo perché una cosa va chiarita: il diritto alla salute non può venire dopo la produttività».


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