Comunali, tutto quello che sappiamo sul caos seggi chiusi Molte lamentele dei cittadini qualche proposta della politica

Diversi seggi ancora chiusi a Palermo. Dove il caos è iniziato già da ieri pomeriggio: con presidenti e scrutatori che non si sono presentati e le operazioni preliminari che sono rimaste bloccate fino a notte. La prefettura è stata impegnata per tutta la notte con la nomina di sostituti nel tentativo di risolvere la situazione. Che, invece, resta ancora complicata. Fuori dai seggi molti cittadini sono amareggiati e minacciano di denunciare quanto accaduto. Da diverse parti politiche arrivano proposte per prorogare l’apertura dei seggi (opzione non possibile per legge) o di tornare a votare anche domenica prossima. Intanto, una soluzione è arrivata dal Viminale

A San Lorenzo nel sezione 411 non si può votare perché non c’è il seggio. La sezione 236 della scuola Manzoni-Impastato, plesso La Pira in via Pietro Merenda è chiusa. Stessa situazione per la 365 e la 376 (Pallavicino); per la sezione 516 nella scuola Andrea Sola a Borgo Molare; per la 556 all’interno dell’istituto Pertini; così anche per la sezione 461. Per lo stesso motivo non si può votare anche alla scuola Falcone e La Masa. Alla scuola Casa Professa (a Ballarò) mancano ancora due presidenti di seggio e i cittadini che vanno con l’intenzione di esercitare il proprio diritto di voto vengono rimandati a casa. Una situazione fuori controllo ancora diverse ore dopo quello che avrebbe dovuto essere l’inizio regolare delle operazioni di voto. Un’emergenza per cui il Comune viene invitato anche a provvedere mandando in sostituzione di presidente e scrutatori gli impiegati comunali. 

«È una vergogna», riferisce a MeridioNews un cittadino davanti a un seggio chiuso dove non ha potuto ancora esercitare il proprio diritto di voto. «Era un problema prevedibile, dovevano pensarci per tempo. Ma c’è un’organizzazione pessima – riferisce una signora – a partire dal fatto che nei seggi ci sono barriere architettoniche che rendono difficile votare a un anziano o a una persona con disabilità». Disservizi che rischiano di compromettere l’esercizio del diritto-dovere di voto al punto che da diversi parti politiche arriva l’invito a risolvere la situazione prorogando la chiusura dei seggi che è prevista per le 23 di questa sera. «Quanto sta succedendo è di una gravità inaudita – lamenta il candidato sindaco Ciro Lomonte – Di fatto, si sta impedendo di esercitare il diritto costituzionale di voto a una percentuale elevata di cittadini. Il ministero degli Interni agisca di conseguenza. O si protraggono le operazioni di voto fino al lunedì mattina, anche solo per le Amministrative, con scrutinio del referendum stanotte e urne amministrative sigillate. Oppure, se entro le 14 di oggi ci sono ancora seggi non aperti, le elezioni vanno annullate e Palermo commissariata». 

Una situazione grave con decine di seggi ancora non costituiti a diverse ore dall’apertura. «Sarebbe bastato un briciolo di conoscenza della città per impedire il caos – commenta Giusto Catania, candidato di Sinistra civica ecologista –  Dieci giorni fa avevo sollecitato un intervento del prefetto per valutare la possibilità di chiedere l’anticipo della partita di calcio tra Palermo e Padova, proprio al fine di evitare sovrapposizioni con le elezioni amministrative. È a rischio la tenuta democratica della città. Il Ministero dell’Interno si assuma la responsabilità di questo errore. Bisogna immediatamente porre rimedio alla situazione. Occorre indire una sessione elettorale suppletiva per i seggi che non si sono ancora costituiti, costringendo centinaia di elettori a tornare a casa senza avere espresso il voto». La proposta di Catania è che in quei seggi si possa votare la prossima domenica

«Siamo tutti sconvolti quando i caporali pagano i braccianti 3 euro l’ora ma non diciamo niente quando lo Stato paga 3 euro l’ora presidenti di seggio e anche meno gli scrutinatori e le scrutinatrici», fa notare Mariangela Di Gangi. «Il caos di oggi è solo colpa del caporalato di Stato, di chi pensa che 280 euro per quattro giorni di lavoro pressoché ininterrotto siano una cifra decente da spendere nel momento chiave della democrazia. Siamo tutti indignati – aggiunge – per quanto sta avvenendo, ma se lo Stato a tutti i livelli riflettesse sulle proprie colpe prima di lanciare strali, si potrebbe pensare a come evitare simili disastri in futuro».

Intanto, però, in una disposizione del Viminale a firma del capo dipartimento si legge che «i seggi non costituiti a Palermo per la rinuncia dei presidenti – e che non sono stati sostituiti – sono stati accorpati alle sezioni già operanti dove è in corso la votazione». Questo perché, stando a una norma attualmente vigente, non è possibile cambiare gli orari di apertura dei seggi. «Si tratta di un’operazione – spiegano fonti ministeriali – che si potrebbe fare solo emanando una nuova legge». Tuttavia, nei seggi aperti in ritardo, gli elettori che si presentano in fila alla chiusura possono votare oltre le 23


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