Cipro: prove ‘tecniche’ per l’Italia?

È sempre brutto dire: “Te l’avevo detto”. Eppure quello che sta avvenendo a Cipro in questi giorni sembrerebbe proprio richiedere una frase di rito come questa.

Dopo dodici giorni di blocco totale imposto arbitrariamente dal Governo di Cipro, le banche hanno riaperto gli sportelli. Ma, forse temendo ciò che potrebbe accadere, ovvero un attacco di massa agli sportelli per prelevare tutti i soldi depositati, per la prima volta in questo Paese, sono state posizionate guardie armate davanti alle succursali delle banche.

Intanto, davanti ad alcune filiali hanno già cominciato a formarsi file di persone, commercianti e professionisti. Ma il dictat è stato categorico: niente assegni o prelievi al di sopra dei 300 euro!

E’ la prima volta in Europa che si introducono simili limitazioni, per di più dopo un prelievo forzoso sui depositi oltre i 100 mila euro.

Dopo mille polemiche e voci più o meno discordanti, la troika composta da Unione Europea (o meglio, Commissione Europea), Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, vale a dire organismi nessuno dei quali eletto democraticamente dai cittadini europei, hanno vinto la loro battaglia e sono riusciti a commissariare, dopo la Grecia, anche Cipro.

Poi, giusto per far capire di che pasta sono fatti, la prima cosa che hanno disposto è stata licenziare Yannis Kipri, amministratore delegato della Bank of Cyprus, il primo istituto di credito del Paese (il secondo è praticamente fallito), pesantemente coinvolto nella ristrutturazione del sistema bancario cipriota imposto dall’Eurogruppo per il salvataggio del Paese.

Secondo l’agenzia Cna, sarebbe stato rimosso dall’incarico proprio dietro espressa richiesta della troika (Ue, Bce e Fmi).

Non solo. A confermare il nuovo atteggiamento dell’isola mediterranea nei confronti dell’Unione Europea, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte dei maggiori partiti d’opposizione in merito alla decisione presa, il ministro delle Finanze cipriota, Michalis Sarris, ha escluso categoricamente l’uscita di Cipro dall’Eurozona, che “potrebbe significare l’uscita dall’Unione europea, che sarebbe disastrosa, a livello politico ed economico”.

Come dire, se ci proviamo di nuovo, ci massacrano. E, del resto, grazie all’accordo stipulato dal Governo cipriota, ora ne hanno davvero il potere. Infatti come riportato in un comunicato “la commissione continuerà a monitorare la necessità di estendere la loro validità e di rivedere simili misure”.

In una nota diffusa dalla Commissione Europea, si afferma che a Cipro si potranno “introdurre restrizioni sul movimento dei capitali, e controlli sui capitali, in certe circostanze e a rigide condizioni”, e che “una tale eccezione al principio del libero movimento dei capitali deve essere interpretata in modo molto rigido, non essere discriminatoria ed essere adeguata, proporzionata e attuata per il più breve tempo possibile”.

Secondo Bruxelles, infatti, “la stabilità dei mercati finanziari e del sistema bancario a Cipro costituisce un tema di interesse pubblico prioritario che giustifica l’imposizione di misure temporanee sui movimenti di capitali”. Come dire, se non lo si fosse ancora capito, “ce ne freghiamo della sovranità dello Stato di Cipro: qui comandiamo noi”.

Le autorità insistono nel dire che le restrizioni all’operatività delle banche saranno temporanee, ma, dopo aver visto quello che sta avvenendo in Grecia, nessuno a Cipro ormai crede più ad un ritorno alla normalità.

La domanda, in realtà, non è quando potrà tornare alla normalità Cipro. Il vero dilemma è: a chi toccherà dopo la Grecia e Cipro? E poi non dite che non l’avevamo detto…

 

 

 


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