Chiesa gremita per l’addio a Rita Borsellino Lorefice: «Ora a Palermo siamo tutti più soli»

La messa è prevista per le 11 e 30, ma già alle 11 la parrocchia Madonna della Provvidenza-Don Orione, in via Ammiraglio Rizzo, è satura di gente, con una lunga coda che, silenziosa e compatta, resta fuori. Così Palermo dà l’ultimo saluto a Rita Borsellino, la sorella del giudice Paolo, morta a ferragosto all’età di 73 anni dopo una lunga malattia. A presiedere la funzione è l’arcivescovo Corrado Lorefice, supportato da don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, colui che fu tra i primi a intercettarne l’impegno civile, in memoria del fratello ucciso da Cosa nostra. 

«Quando mi è giunta la notizia della morte di Rita – ha detto monsignor Lorefice – ho provato un sentimento interiore, una sorta di solitudine. E mi sono detto: ora a Palermo siamo più soli. Da lei possiamo imparare qualcosa della vera umiltà della fede, il suo era un cuore non avvezzo al compromesso – ha proseguito – La sua storia personale l’ha legata alla storia di un popolo, di questa città e di un’intera umanità. Gli scartati dai potenti di turno e loro giudicheranno la storia intera. Mi porto ancora lo sguardo di Rita del 19 luglio, quando lei stessa ha voluto la benedizione di quella targa che è sotto l’albero di ulivo che parla da sé, come è capace di parlare un segno. E su quella targa, citando Antonino Caponnetto, alla fine si legge “a te che sei qui a fare memoria, ricorda che sei parte di questa storia e devi continuarla“. E proprio il 19 luglio scorso Rita, in una intervista, ebbe a dire che il modo migliore per ricordare Paolo Borsellino è fare memoria. Significa ricordare non un giorno l’anno ma operare ogni giorno affinché il passato non ritorni».

Nelle prime file della chiesa, i familiari più stretti di Rita: dai figli Cecilia, Claudio e Marta, ai nipoti Manfredi (commissario di polizia a Cefalù) e Lucia (ex assessora alla Salute in una giunta Crocetta). Tra i presenti, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, l’ex presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, Maria Falcone, il responsabile legalità del Pd Giuseppe Antoci, l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, il prefetto Antonella De Miro, il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, il sindaco Leoluca Orlando e diversi magistrati. C’è anche Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto Nino che dal 1989 continua a chiedere giustizia. Sulla bara è stata posta un’immagine di Rita Borsellino.

«La forza di questa donna può essere raccolta da una moltitudine di persone – ha detto Rosy Bindi al suo arrivo al funerale – soprattutto da quei giovani ai quali ha dedicato tutte le sue forze negli ultimi anni della sua vita. Rita era una grande persona e la sua grandezza appariva soprattutto per questa sua capacità di esserci e di non volere mai apparire. Credo ci lasci un’eredità molto importante, soprattutto di questi tempi. Continueremo a dare il nostro contributo perché la sua testimonianza e la sua lotta possano continuare».

Ieri un’affollata camera ardente – allestita nel Centro studi Paolo Borsellino, che si trova in un bene confiscato alla mafia, vicino a dove fu arrestato Totò Riina – era stata l’occasione per giovani, famiglie, molti cittadini, pm ed esponenti politici, per salutare questo simbolo solare e discreto dell’antimafia vera.


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La parrocchia in via Rizzo è colma di gente a partire già dalle 11. Presenti in migliaia, dai familiari più stretti agli esponenti delle istituzioni. E soprattutto quella società civile che l'ha eretta a simbolo antimafia. «La sua forza può essere raccolta da una moltitudine di persone»

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