Cara di Mineo, Pd etneo chiede il commissariamento La decisione dopo la proposta del deputato Berretta

«Scioglimento e commissariamento del consorzio che gestisce il Cara di Mineo». E’ questo il contenuto di un ordine del giorno approvato oggi dalla direzione provinciale del Partito Democratico di Catania, attualmente in corso di svolgimento. Il documento di indirizzo politico, sottoscritto da 25 iscritti al Pd, vede come primo firmatario Giuseppe Berretta, parlamentare nazionale protagonista lo scorso 25 gennaio di una infuocata seduta della direzione provinciale, dove era stato attaccato insieme al consigliere comunale di Catania Niccolò Notarbartolo per le critiche rivolte all’amministrazione guidata da Enzo Bianco. Il documento, che è stato presentato nel corso da Tania Spitaleri, consigliera comunale di Giarre, è stato però votato a maggioranza: solo un contrario e nessun astenuto.

«Le recenti vicende giudiziarie relative alla gestione del Centro per richiedenti asilo di Mineo e connesse all’inchiesta Mafia Capitale impongono anche al Partito Democratico una profonda riflessione sui fatti in questione e una presa di posizione ferma e inequivocabile», si legge nell’odg del deputato Berretta, che già sulla vicenda Cara era intervenuto più volte con diversi atti ispettivi al Ministero dell’Interno. Nel documento parla d«una gestione del Cara che appare da un lato piegata a interessi particolari attraverso l’utilizzo di procedure e modalità di conferimento degli appalti poco trasparenti, come affermato dall’autorità nazionale Anticorruzione, dall’altro segnata da condizioni inumane e degradanti e quindi lesive della dignità umana, come testimoniato da molti articoli di stampa e anche da visite ispettive».

Secondo il documento approvato dalla direzione provinciale Pd «la scelta da parte dell’allora Governo Berlusconi di costruire un modello di accoglienza basato su grossi centri e non sull’accoglienza diffusa, era foriera di potenziali degenerazioni, con concentrazioni su un unico territorio di un numero enorme di immigrati e con un impatto sociale di difficile gestione, oltre che l’assunzione della gestione in poche mani dell’accoglienza in Italia». Nel documento si sottolinea inoltre «il rischio, anche alla luce delle più recenti vicende di terrorismo internazionale, che un numero così alto di persone da gestire in un solo centro possa far sfuggire dal controllo eventuali fenomeni di radicalizzazione» e si mettono in evidenza infine «tutti i limiti della gestione affidata al consorzio dei comuni, in termini di adozione di atti e procedure ed il rispetto dei più elementari criteri di trasparenza».

L’ordine del giorno impegna il segretario provinciale Enzo Napoli e l’intera direzione Pd a mettere in atto azioni coordinate per chiedere lo scioglimento del consorzio che gestisce il Cara, ma anche che la sua gestione venga posta in capo allo stesso ,ministero dell’Interno e alle sue articolazioni territoriali. Il Pd chiede inoltre di superare «l’attuale modello di gestione con il ridimensionamento dei centri di accoglienza, favorendo modelli di accoglienza diffusa e si impegna a promuovere un’azione di verifica e rispetto dei diritti umani».


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