Il caos trasporti a Catania e provincia. Barbagallo (Pd): «È un’emergenza, ma il governo finanzia altre opere»

Spostarsi da Catania a Palermo? L’equivalente di un viaggio della speranza. L’ultimo aggiornamento sul fronte ferroviario è quello arrivato lo scorso 2 marzo, quando Rete ferroviaria italiana ha annunciato la sospensione della circolazione, fino alla prossima estate, nella tratta Caltanissetta Xirbi-Dittaino. Uno stop che si aggiunge a quello già in atto, dal 2023, da Catania-Bicocca a Dittaino per i lavori del raddoppio ferroviario. Quando l’opera sarà conclusa – secondo programma nel 2029 – tra le due città metropolitane sarà possibile spostarsi in circa 2 ore. Adesso, scegliendo il treno, di ore ne servono addirittura sei, tra autobus sostitutivi e vetture regionali da cambiare. Disagi forse inevitabili, ma che si aggiungono ad altri punti critici in tema di trasporti nell’Isola: dalla sempre attuale vicenda del caro voli aerei ai collegamenti precari tra Catania e i paesi etnei. Questioni in parte risolvibili, secondo Anthony Barbagallo, parlamentare e segretario del Partito democratico in Sicilia ma anche componente della commissione Trasporti alla Camera dei deputati.

Negli ultimi anni i collegamenti in treno da Catania a Palermo sono stati complicati, adesso la situazione diventerà ancora più complessa. Bisogna avere solo pazienza?
«La nuova interruzione non ci spaventa, anche perché segna un importante cambiamento che abbiamo voluto e finanziato quando eravamo al governo nazionale. Il vero problema è legato al fatto che la Regione siciliana ed Rfi non garantiscono la continuità del cambio treni-pullman. In un posto normale, non appena il treno arriva a Caltanissetta, bisognerebbe trovare pronto l’autobus sostitutivo. La realtà è fatta invece di attese infinite, che possono arrivare fino a due ore per le coincidenze. Questa cosa va avanti da mesi nel silenzio assoluto. Noi speriamo che l’assessore regionale Alessandro Aricò batta un colpo, anche perché non penso che sia difficile organizzare in maniera dignitosa questo servizio».

Rimanendo in provincia di Catania, c’è poi la Bronte-Adrano. Quando verranno terminati i lavori di ammodernamento?
«Su questa arteria faremo un ulteriore sopralluogo. Si tratta di un’opera strategica che abbiamo finanziato con 66 milioni di euro. Speriamo che in estate venga inaugurata, nonostante qualche recente rallentamento».

A livello regionale, invece, nelle ultime settimane abbiamo assistito a una nuova polemica Ryanair-Regione sul tema caro voli. Basta la misura adottata dal governo per i rimborsi ai passeggeri durante il 2025?
«Qui l’inadeguatezza viene condivisa tra governo regionale e nazionale, con il ministro Adolfo Urso. Il contributo della Regione è sovvenzionato con i soldi degli italiani. Bisognerebbe piuttosto colpire l’oligopolio delle compagnie aeree, eppure ma la realtà è fatta di prezzi che continuano a lievitare. C’è anche una evidente inadeguatezza delle società aeroportuali sulla qualità dei servizi. L’aeroporto di Catania-Fontanarossa è il quinto per passeggeri ma aumentano le file, la pulizie è scarsa e continua questa insopportabile speculazione sulla vendita dei beni di prima necessità: a Catania e Palermo, l’acqua viene venduta a tre euro e i panini a dieci. Ci sono poi i parcheggi che hanno costi insostenibili. La politica generale è, insomma, quella di aumentare i prezzi».

Quali sono le richieste al governo e le priorità sulle quali bisognerebbe intervenire?
«La provincia di Catania continua a essere in coda in tutte le classifiche su mobilità sostenibile e inquinamento. La gran parte dei trasferimenti da e verso Catania avviene dai paesi etnei: ogni giorno si spostano 400mila persone senza un servizio adeguato. Non si contano le corse fatte saltare dall’Ast ogni mese, mentre la metropolitana di superficie è una priorità e dovrebbe essere finanziata dal governo Meloni. Così come l’interramento del doppio binario e la stazione di Santa Maria Goretti. Eppure in commissione Trasporti non hanno messo un euro e si preferisce finanziarie altre opere. D’altronde, da un ministro leghista come Matteo Salvini, non ci aspettavamo certo aiuti per il Sud ed è chiaro che l’unica sua priorità sia quella di continuare a promettere il Ponte sullo Stretto».


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