Campofiorito, il Comune più riciclone di Sicilia Viaggio tra compostiere e strade senza buche

In piena emergenza rifiuti, la scorsa estate, è stato il governatore in persona a chiamare Giuseppe Oddo, giovane sindaco di periferia, amministratore dei 1.300 abitanti di Campofiorito, nell’hinterland Palermitano. «Che tipo di esigenze di conferimento avete?». «Nessuna» ha risposto l’amministratore dem all’altro lato della cornetta.

Campofiorito è l’unico Comune siciliano ad avere superato nell’ultima ricognizione di novembre 2016 i 90 punti percentuali di raccolta differenziata. Un’isola felice nel flop generale della Sicilia, che tra i tanti sindaci impegnati nella sensibilizzazione dei cittadini, viene ancora penalizzata dai dati sconfortanti che arrivano dalle grandi città, ben lontane dalla soglia del 65 per cento imposta dalla normativa vigente.

Ma quella di Campofiorito è una storia che parte da lontano, da quando già nel 2007 il Comune ha ricevuto il premio start up del Conai come Comune riciclone, con percentuali di raccolta tra il 60 e il 67 per cento. «Oltre è molto difficile andare» ammette il primo cittadino, Giuseppe Oddo. «È il limite che abbiamo riscontrato negli anni col porta a porta: raggiungere il 65 per cento è possibile, al limite si riescono a raggiungere i 70 punti percentuali, ma oltre è molto difficile riuscire ad andare».

«È per questo – racconta – che da quest’anno ci siamo concentrati sulla raccolta multimateriale, che ha semplificato la vita a tutti: due turnazioni di raccolta, il lunedì e il venerdì l’umido, il martedì e il sabato il secco. Conferiamo in due separati impianti, entrambi a Sciacca: è lì che il secco indifferenziato viene nuovamente suddiviso, tra plastica, carta, cartone, lattine e indifferenziato. In discarica? Andiamo un paio di volte l’anno, al massimo tre». Per i rifiuti ingombranti qui ci si organizza più o meno una volta al mese, a seconda delle esigenze: i cittadini fanno richiesta al Comune e l’amministrazione stabilisce un giorno in cui conferire i rifiuti ingombranti in un luogo concordato, dove saranno dati in consegna alla stessa ditta che si occupa della raccolta.

«Il nostro appello alla Regione – sottolinea Oddo – è quantomeno di aprire un tavolo tecnico per considerare l’ipotesi di adottare questo assetto organizzativo e soprattutto per implementare l’impantistica. Di impianti come quello di Sciacca ce ne saranno due o tre in tutta la Sicilia, soltanto col porta a porta non si può arrivare a questi livelli, ci si ferma al 70 per cento, la restante quota di indifferenziato è comunque fisiologica».

Conti alla mano, il risparmio per l’amministrazione è considerevole. Rispetto ai 140 euro a tonnellata necessari per conferire a Bellolampo con la biostabilizzazione, l’intera operazione si riduce a 100 euro per la frazione secca e 80 per quella umida, che – tra l’altro – non tutti i cittadini conferiscono. «Abbiamo fatto un progetto con la ex Ato, qualche anno fa, e abbiamo distribuito circa 100 compostiere ad altrettante famiglie». Il meccanismo è molto semplice: ciascun utente che rinuncia al conferimento dell’umido, viene gratificato con una sorta di bonus (circa 30 euro). In generale, la tassa sui rifiuti «non è aumentata di un solo centesimo dal 2013 ad oggi».

Il risparmio torna nelle tasche dei cittadini? Non direttamente, eppure passeggiando per il corso di Campofiorito a stento ci si ricorda di essere in Sicilia. Non soltanto perché non c’è una sola buca per le strade, nonostante di buche, da Corleone a Marineo, passando per Bolognetta e Misilmeri, se ne incontrino tante. Ma anche perché l’illuminazione pubblica è tutta rinnovata, perché, nonostante i pochi abitanti e il numero non particolarmente elevato di auto, ci sono le isole pedonali, un parco giochi nuovo per i bambini, e il riscaldamento nelle scuole non è mancato nemmeno un giorno durante l’ondata di gelo che ha investito la Sicilia. Insomma, civiltà che consente di avere spazi di manovra per i servizi. Quei principi che dovrebbero essere la norma. Ma che nella Sicilia delle discariche stracolme, della differenziata che soltanto adesso ha raggiunto una risicata media del 20 per cento e con la riforma dei rifiuti ferma al palo da mesi, sembra quasi un miraggio.


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