Una storia durata un paio di mesi che si trasforma presto in un incubo, da cui una trentacinquenne catanese non riesce più ad uscire. Dopo aver avviato una frequentazione con un ragazzo di origine egiziana, infatti, la donna ha deciso di chiuderla, trovandosi però di fronte alla mancata accettazione della decisione da parte di lui, […]
Perseguita l’ex dall’estero ma la giustizia resta ferma: il caso di una donna a Catania
Una storia durata un paio di mesi che si trasforma presto in un incubo, da cui una trentacinquenne catanese non riesce più ad uscire. Dopo aver avviato una frequentazione con un ragazzo di origine egiziana, infatti, la donna ha deciso di chiuderla, trovandosi però di fronte alla mancata accettazione della decisione da parte di lui, che avrebbe iniziato a perseguitarla attraverso messaggi insistenti, minacciosi e offensivi inviati tramite social network e piattaforme di messaggistica.
L’escalation della violenza
Inizialmente, Erika (nome di fantasia) cerca di mediare la situazione, ma le condotte persecutorie dell’uomo si intensificano e lo stalking diventa anche fisico. Inoltre l’uomo crea numerosi profili falsi sui social network per contattare la vittima – che ormai lo ha bloccato sui suoi canali ufficiali -, e continua a inviarle messaggi intimidatori e denigratori.
Ma è soltanto quando le minacce e le offese iniziano a coinvolgere anche la sua sfera familiare, con riferimenti ai suoi figli e alla sua vita privata, che finalmente Erika decide di denunciare la situazione alle autorità, le quali avviano un procedimento penale nei confronti dell’uomo. A questo punto, l’egiziano viene espulso dal territorio italiano e rimpatriato nel proprio Paese di origine. Nonostante ciò continua a perseguitare la vittima attraverso Internet. «Questa ragazza viene perseguitata da un anno e mezzo – dichiara a MeridioNews l’avvocato Biagio Scillia -. In 20 anni di lavoro non mi era mai capitato un caso simile, in cui io temo seriamente per la vita di un mio assistito. Sto cercando di fare di tutto per aiutare questa ragazza, sono molto preoccupato».
Revenge porn e stalking online
Arrivato in Egitto, però l’uomo ha continuato a creare profili falsi con cui contattare Erika per offenderla e minacciarla. «Prima o poi ti brucerò viva, questa cosa non finisce qua» le avrebbe scritto più volte. Di fatto, è proprio in questo momento che si concretizza una delle minacce più truci, cioè quella di diffondere dei video intimi tra i due.
«Durante la relazione hanno fatto qualche videochiamata intima, che lui ha registrato all’insaputa di lei – precisa ancora l’avvocato Scillia -. Adesso sta diffondendo questi video, insieme ad alcune immagini che si sono scambiati. Li manda a tutti quelli che sa essere amici, conoscenti o familiari di Erika. Addirittura pure nelle pagine e in gruppi Facebook di locali e luoghi che lei frequenta. Parliamo di profili e chat con migliaia di utenti». Per diffondere i contenuti intimi, l’uomo utilizza tutti i canali comunicativi digitali possibili: Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok, mail e, addirittura, gli annunci sui siti dedicati alla vendita di prodotti commerciali.
A questo punto, la vicenda prende una piega particolare perché, nonostante le comprovate minacce e violenze, la procura di Catania chiede l’archiviazione del procedimento in virtù della legge che non consente di continuare a perseguire penalmente un soggetto che è stato espulso dal territorio italiano: «La norma a mio avviso è male interpretata e applicata, perché lo Stato non persegue gli extracomunitari espulsi laddove non ha più utilità di portare avanti il procedimento, in quanto il reato non può essere reiterato. Ma qui non parliamo del furto di una mela, perché la tipologia di condotte subite da Erika possono essere consumate da qualsiasi parte del mondo. Dobbiamo stare attenti a non creare una sorta di impunità in questo settore» avverte Scillia.
La situazione attuale
Il difensore della persona offesa ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, per cui il procedimento è tuttora in corso. Nel frattempo la vittima ha presentato ulteriori denunce per nuove condotte persecutorie, attualmente oggetto di altre indagini. Ciò perché continua ancora oggi a ricevere messaggi minacciosi e vive in una situazione di forte pressione psicologica e di costante timore per la propria sicurezza e per quella dei propri familiari.
«Non voglio avere la vita di questa ragazza sulla coscienza, farò di tutto per evitare che accada il peggio, sia perché lei potrebbe non reggere psicologicamente ancora per molto tempo, sia perché abbiamo il timore che lui in qualche modo possa rientrare» ammette Scillia. Dopo la prima denuncia, infatti, il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione, ma l’avvocato ha presentato opposizione, accolta dal giudice che ha chiesto di eseguire delle nuove indagini. «Il Pm però dopo qualche mese ha chiesto di nuovo l’archiviazione senza avere bene appurato la nuova situazione di Erika, che nel frattempo ha presentato una nuova querela. Qualche giorno fa abbiamo nuovamente fatto un’integrazione e continuo ad allegare gli screenshot dei messaggi che lui manda a lei e ad amici e parenti, molti dei quali non sono stati mai sentiti dagli inquirenti».
«Forse bisognerebbe sviluppare degli strumenti di cooperazione internazionale o procedure tecniche che consentano di intervenire efficacemente nei casi di stalking – sottolinea infine l’avvocato Scillia -. Perché altrimenti come può essere garantita una tutela effettiva alle vittime quando le condotte persecutorie continuano nel tempo attraverso la creazione di nuovi profili social e piattaforme digitali?».