Bingo Misterbianco, disposto il sequestro giudiziario del 75 per cento delle quote

«Il tribunale dichiara inammissibile la costituzione della Eliodoro e autorizza il sequestro giudiziario del 75 per cento delle quote di capitale sociale in capo a Umberto Gulisano». È quanto hanno stabilito lo scorso 20 febbraio i giudici della sezione specializzata in materia d’impresa, presieduti dal presidente Mariano Sciacca, in merito a una vicenda civilistica riguardante il Bingo Family di Misterbianco, in provincia di Catania. A chiedere il sequestro delle quote era stato Giacomo Molino, figlio di Franco Molino, cioè l’ex proprietario della sala andato in fallimento ormai diversi anni fa. La vicenda, particolarmente complessa, ha la sua genesi nel 2014 quando il Bingo passò, attraverso la procedura di un concordato preventivo, dall’allora proprietario al dentista e imprenditore catanese Gulisano.

Come riportato negli atti, l’accordo iniziale prevedeva che Gulisano, attraverso la società cessionaria Eliodoro, avrebbe preso in mano l’85 per cento delle quote ma si sarebbe impegnato a ri-trasferire il Bingo ai Molino una volta rientrato dall’investimento iniziale. L’accordo, nello specifico, prevedeva che il medico avrebbe incassato gli utili fino a coprire l’investimento iniziale: poco più di 400mila euro tra acquisto e soldi per il rilancio dell’attività. Insieme a questo, l’investitore avrebbe mantenuto la carica di amministratore – con un compenso elevato -, una quota del 15 per cento, mentre i fratelli Antonino e Giacomo Molino sarebbero rimasti nel Bingo occupando incarichi di gestione. Il tutto sarebbe stato messo nero su bianco in una scrittura privata risalente a maggio 2014.

Nella prima fase di giudizio i giudici avevano deciso di rigettare la domanda di sequestro proposta da Molino, per carenza di presupposti. In particolare, a essere messa in dubbio, a seguito di una perizia grafologica, era stata l’autenticità della sottoscrizione di Gulisano nella scrittura privata coi Molino. Autenticità contestata dallo stesso medico. Eppure, quando la questione torna in aula, il punto sembra essere superato. Perché, nonostante il documento sia stato giudicato «con nessuna valenza probatoria – si legge nell’ordinanza – non vi è dubbio che la Eliodoro abbia acquistato in sede fallimentare l’azienda facente capo a Franco Molino». Tra le due realtà imprenditoriali, inoltre, negli anni precedenti vi sarebbero stati una serie di rapporti finanziari. Per sostenere questa posizione, i giudici fanno anche riferimento a una serie di email con le quali si sarebbero gettate le basi per la predisposizione del testo per la cessione delle quote. Anche le dichiarazioni dei professionisti coinvolti nella stesura del documento – un’avvocata e un commercialista – vengono definite «credibili».

«Nel caso di specie – continuano i giudici nell’ordinanza – sussiste la prova del pericolo concreto ed attuale della sottrazione dei beni (quote societarie) nelle more della definizione del giudizio di merito». I giudici si rifanno a una visura camerale in cui emergerebbe la richiesta di scissione della Eliodoro con il conferimento del patrimonio immobiliare a una nuova società: la Teti srl. «In considerazione dell’elevatissima conflittualità tra le parti – concludono i giudici -, si rende necessario affidare la custodia delle quote ad un soggetto terzo che va individuato nella persona dell’avvocato Giovanni Giurdanella».


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