Gaetano Altopiano

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A quanto pare abbiamo bisogno di lontananze. Foreste di betulle, pianure, città attraversate da fiumi. Ma solo per colmarle: si cerca, in effetti, la vicinanza. Questo è il momento più importante, metterci il piede dentro o tendere la mano, il primo. Tutto diventa più vicino, più tuo dunque. E sembra che in quella città tu ci sia già stato in altri tempi. O, forse, che quella birra tu l’abbia già bevuta, che tu abbia già rasato il viso proprio in quella camera d’albergo. E allora? un caffè caldo, prosciutto a pezzi, rintocchi d’orologio e un plaid sopra ogni poltrona nei bar. Le mani che cercano mani, gli occhi altri occhi, conversazioni animate, meglio se tutto dentro vetri di protezione, al caldo. Il resto, intorno, è chiarore. Luce che il freddo congela nei toni più limpidi, come un perenne pomeriggio. Noi invece niente da dire. Ogni luogo, pensiamo, somiglia a qualche altro.

A quanto pare abbiamo bisogno di lontananze. Foreste di betulle, pianure, città attraversate da fiumi. Ma solo per colmarle: si cerca, in effetti, la vicinanza. Questo è il momento più importante, metterci il piede dentro o tendere la mano, il primo. Tutto diventa più vicino, più tuo dunque. E sembra che in quella città tu ci sia già stato in altri tempi. O, forse, che quella birra tu l’abbia già bevuta, che tu abbia già rasato il viso proprio in quella camera d’albergo. E allora? un caffè caldo, prosciutto a pezzi, rintocchi d’orologio e un plaid sopra ogni poltrona nei bar. Le mani che cercano mani, gli occhi altri occhi, conversazioni animate, meglio se tutto dentro vetri di protezione, al caldo. Il resto, intorno, è chiarore. Luce che il freddo congela nei toni più limpidi, come un perenne pomeriggio. Noi invece niente da dire. Ogni luogo, pensiamo, somiglia a qualche altro.

A quanto pare abbiamo bisogno di lontananze. Foreste di betulle, pianure, città attraversate da fiumi. Ma solo per colmarle: si cerca, in effetti, la vicinanza. Questo è il momento più importante, metterci il piede dentro o tendere la mano, il primo. Tutto diventa più vicino, più tuo dunque. E sembra che in quella città tu ci sia già stato in altri tempi. O, forse, che quella birra tu l’abbia già bevuta, che tu abbia già rasato il viso proprio in quella camera d’albergo. E allora? un caffè caldo, prosciutto a pezzi, rintocchi d’orologio e un plaid sopra ogni poltrona nei bar. Le mani che cercano mani, gli occhi altri occhi, conversazioni animate, meglio se tutto dentro vetri di protezione, al caldo. Il resto, intorno, è chiarore. Luce che il freddo congela nei toni più limpidi, come un perenne pomeriggio. Noi invece niente da dire. Ogni luogo, pensiamo, somiglia a qualche altro.

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