Ars, salta l’aumento di stipendio per i dirigenti delle partecipate: il governo va sotto col voto segreto

L’Assemblea regionale siciliana sembra intenzionata a recuperare parte del terreno perso negli ultimi mesi, così, tra ieri e oggi sono diverse le norme che sono finalmente arrivate al voto, dalla riforma delle Asi, passando per gli incentivi sul lavoro femminile, oltre che a nuove norme per gli enti parco, ma no, non l’articolo uno del disegno di legge presentato dall’assessore al Bilancio Alessandro Dagnino, quello che prevedeva l’aumento delle indennità per gli amministratori delle società partecipate della Regione.

Governo che va sotto, dunque, e anche di tanto, complice il voto segreto chiesto dalle opposizioni. Su 55 voti, infatti 39 sono stati i quelli favorevoli all’emendamento che sanciva la rimozione della norma proposta, solo 16 i contrari. «Non è un problema su dove prendere i fondi, per noi è il tema – dice Antonio De Luca, capogruppo del Movimento 5 Stelle, che di lì a poco presenterà l’emendamento soppressivo dell’articolo – Con la situazione che stanno affrontando tante famiglie siciliane, noi ci mettiamo a discutere dei compensi dei consiglieri di amministrazione delle società partecipate, che quasi sempre sono dei trombati della politica, gente che porta voti, con risultati peraltro pessimi alla guida delle nostre partecipate. Per questo siamo contrari».

«Non mi sconvolge il fatto che possa esserci un aumento sulle partecipate – fa eco Michele Catanzaro, capogruppo del Partito democratico – Ma che in un momento di grande difficoltà stiamo affrontando un disegno di legge di norme ordinamentali quando nel frattempo abbiamo problemi su tutti i settori, il governo annuncia una manovra di 50 milioni di euro e noi oggi, con disegni di legge che vengono accantonati per essere discussi a maggio, discutiamo dei compensi per le società partecipate, la trovo una cosa inaccettabile. La nostra non è una questione di principio, ma di metodo, per come stiamo affrontando l’argomento e per come lo stiamo portando avanti».

Critiche forti anche da parti della maggioranza, uno su tutti Gianfranco Miccichè, ex presidente dell’Ars, che ha ribadito il sostegno al governo sul disegno di legge, ma attaccato duramente l’articolo che prevedeva l’aumento. «Non sono e non mi iscriverò mai al partito di quelli che puntano a guadagnare meno, perché mi sembra una stupidità – dice Miccichè – ma ci sono delle regole che vanno rispettate. Guadagnare di più ha senso se si lavora di più, se si lavora meglio, se si portano risultati migliori rispetto a quelli che venivano portati prima. Ora, il perché bisogna aumentare gli stipendi degli amministratori delle partecipate è possibile saperlo? L’assessore al Bilancio ha un’idea di quello che gli costa questa sciocchezza? E tutti quelli che parlano sempre di moralità, hanno idea di quello che succede in un posto quando aumenta lo stipendio non per merito ma per raccomandazione? Chiederei a questo governo una motivazione, sarò il primo a votare a favore di quegli amministratori che hanno fatto meglio dei precedenti». A nulla è valso il tentativo di difesa da parte di Carmelo Pace, Dc, che ha ricordato come «Non si sta aumentando il tetto di spesa, si sta cambiando all’interno del budget dei Cda una nuova rimodulazione», né tantomeno quello dello stesso Dagnino, l’articolo 1.1 è stato bocciato.


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