Assistenza domiciliare a singhiozzo per i disabili Francesco: «Per non restare a letto pago un privato»

Il Sad è il servizio d’assistenza domiciliare, fondamentale per chi soffre di una disabilità fisica, psichica e sensoriale. A Palermo va avanti a forza di proroghe, senza alcuna certezza per chi ne ha la necessità. Una programmazione impossibile a causa della mancanza di fondi. Nel regolamento, approvato dal consiglio comunale di Palermo nel lontano 1994, si legge a chiare lettere: «Il servizio di assistenza domiciliare attraverso prestazioni sociali, sanitarie e/o educative rese a domicilio, si pone come obiettivo quello di evitare il ricorso a forme di ricovero o di ospedalizzazione che non siano strettamente necessarie, creando una rete relazionale di supporto e potenziando le capacità residuali del soggetto e/o nucleo familiare». Eppure non funziona così.

Francesco Perugia, 33 anni, affetto dalla nascita da atrofia muscolare spina di tipo due (Sma), cerca da giorni di avere un incontro con l’assessore alle attività sociali Agnese Ciulla, ma senza risultati. «Da un paio di mesi, cento disabili gravi, ma non solo, di Palermo lamentano la mancanza di programmazione da parte del Comune per i servizi d’assistenza domiciliare – racconta a MeridioNews – Parliamo di un servizio di due ore al giorno in cui un operatore di una cooperativa svolge assistenza a casa dell’utente assegnato. Le sue mansioni sono di vario tipo: dall‘igiene e cura della persona, alla somministrazione dei pasti e il disbrigo pratiche». Un aiuto essenziale, ma poco costante. «Già quest’anno ci sono state due interruzioni – continua Perugia – una a luglio e una a ottobre. Queste sospensioni comportano molti problemi per chi come me ha una patologia grave. Io, come molti altri, sono costretto ad assumere un operatore privato nei giorni di sospensione del servizio per non rimanere a letto, ma non posso permettermi questa spesa di circa 25 euro al giorno». 

Francesco Perugia e altri il 9 ottobre hanno protestato, ma senza risultati. «Non siamo riusciti ugualmente ad avere un’incontro con le istituzioni locali – racconta – Vogliamo capire perché il Comune ci mette così tanto tempo a immettere i fondi Pac per questa tipologia di servizi. Il 21 novembre sono riuscito ad avere un’incontro con i collaboratori dell’assessore – aggiunge – , i quali ci hanno promesso che il servizio non si sarebbe bloccato. Intanto abbiamo rischiato una sospensione già lo scorso 8 dicembre ma il Comune ha sopperito all’emergenza con dei fondi residui. Adesso la proroga è fino al 15 gennaio. Finora hanno tamponato, ma il rischio che l’assistenza domiciliare diventi sempre più un problema di difficile soluzione c’è e noi disabili non stiamo tranquilli».

Una situazione complessa anche per l’amministrazione comunale che deve fare conti con i tagli di risorse, fatti dal governo, al Fondo nazionale per le politiche sociali e quindi sulla legge 328 che gestisce i Piani di zona «per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali». «Il triennio prima era coperto con 24 milioni di euro – dice l’assessore alle Attività sociali del Comune di Palermo Agnese Ciulla –. La triennalità adesso è di otto milioni. Altro che dimezzati. Abbiamo cercato di garantire comunque il servizio e lo facciamo con enormi difficoltà attingendo dal bilancio. Un anno di assistenza costa alle casse comunale circa 980mila euro. Per un mese e mezzo di attività si spendono circa 150-180 mila euro».

Il governo ha tagliato i trasferimenti agli enti locali e le cifre per l’assistenza domiciliare rientrano proprio in quella somma. «Adesso – aggiunge l’assessore –  aspettiamo che arrivino i fondo dal ministero, cui abbiamo già chiesto anticipo». Si tratta dei fondi Pac che ammontano a sei milioni di euro per il distretto. Sodi che dovrebbero dare una grossa boccata d’ossigeno all’amministrazione e la meritata serenità ai disabili.


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«Cerchiamo di fare il possibile per portare avanti il servizio con regolarità», dice l'assessore alle Attività sociali del Comune di Palermo Agnese Ciulla. Si spera nei fondi Pac per migliorare il servizio ma gli utilizzatori attendono risposte. «Nei giorni di sospensione devo pagare un privato. Ma non posso permettermelo», racconta Francesco Perugia, 33 anni, affetto dalla nascita da atrofia muscolare spina di tipo due

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