Positivo il bilancio delle due scuole che hanno importato per prime in Sicilia il metodo educativo mutuato da una scuola di Ostia, che ha fatto da apripista a un movimento nazionale. Il sistema, però, non è ancora riconosciuto dallo Stato italiano. «Anche l'Asl dichiara che stare all'aperto fa bene», spiegano i dirigenti
Asilo nel bosco, progetto educativo a Bronte e Acireale «Apprendimento all’aperto, puntiamo sulla loro libertà»
Agevolare il rapporto tra i bambini e la natura per contribuire allo sviluppo del loro apprendimento. È la filosofia che sta alla base dell’asilo nel bosco, un modello educativo riconosciuto ormai da decenni in molti Paesi del centro e del nord Europa, e in continua diffusione anche in Italia, tanto da essere una realtà anche nel Catanese. Piante, fiori, sassi, argilla e pezzetti di legno che sostituiscono i classici giocattoli di plastica per stimolare la creatività dei bambini e trasformare ogni gioco in un’attività da svolgere all’aperto.
Il primo asilo nel bosco italiano nasce a Ostia, nel 2013, fondato, tra gli altri, da Paolo Mai e Giordana Ronci, maestri di scuola dell’infanzia e genitori di tre bambini, che, in pochi anni, sono diventati un punto di riferimento per la formazione di docenti e genitori, considerati parte attiva di questo percorso. «La personalità di ogni individuo riceve il suo fondamento nell’infanzia e per questo motivo gli educatori seguono la pedagogia esperienziale, aiutando il bambino a fare da solo e privilegiando l’educazione all’aperto», spiega Milena Sanfilippo, una delle tre socie fondatrici dell’asilo nel bosco Coccodè di Bronte, il primo in Sicilia, legato alla scuola di Ostia, a sperimentare questo nuovo paradigma educativo.
«Il progetto è iniziato a settembre dello scorso anno – prosegue Sanfilippo – e a distanza di nove mesi abbiamo notato che i dieci bambini, che hanno seguito questo percorso, socializzano più facilmente tra di loro, sono più concentrati nelle loro attività e crescono molto più autonomi e forti sia emotivamente che fisicamente. Noi – aggiunge – cerchiamo sempre di stimolare la loro libertà di scelta, mettendo sul tavolo delle proposte di giochi e partecipa solo chi lo desidera». Un modello che trova un riscontro positivo anche tra i genitori, nonostante, ancora oggi, l’asilo nel bosco non sia riconosciuto dallo Stato. Le scuole dell’infanzia in Italia si basano, infatti, su una legge del 1975, che prevede una serie di prescrizioni relative all’edificio scolastico. «C’è una rete nazionale, alla quale noi abbiamo aderito che si sta battendo per far riconoscere queste realtà – dichiara ancora Sanfilippo -. Noi abbiamo una struttura coperta, usata solo in casi eccezionali legati al maltempo, però la nostra pedagogia è quella di stare fuori. Se venisse a mancare questa peculiarità diventerebbe un asilo normale».
Un problema superato anche dall’istituto comprensivo statale Giovanni XXIII di Acireale, primo in Sicilia ad aver utilizzato un finanziamento per avviare l’asilo nel bosco. «Il nostro progetto di insegnamento a classi aperte si svolge nella scuola materna regionale che si trova nella frazione di Santa Maria delle Grazie – spiega la dirigente Alfina Bertè -. In questo primo anno sono stati 35 i bambini che in modo assiduo hanno iniziato questo percorso, seguiti da docenti che, attraverso la scuola di Ostia, hanno sostenuto un percorso di formazione di 72 ore. Il giardino della nostra scuola è diventato un’aula all’aperto – dice la preside – alla quale si affianca una struttura dove i bambini ritornano dopo aver fatto una forte esperienza all’aperto».
Un approccio esperienziale che si fonda anche sull’affettività e sull’emotività dei bambini, che, dai primi dati, apporta dei benefici anche dal un punto di vista fisico e psichico. «I nostri bambini, che hanno svolto le attività all’aperto anche nel periodo invernale, hanno rafforzato il loro sistema immunitario – ricorda Bertè – Tra l’altro, come dichiarato dal pediatra dell’Asl, negli spazi aperti si possono anche ridurre i casi di allergia. Nella nostra scuola c’è una bambina con una grave disabilità che, attraverso questo modello educativo, ha ottenuto vantaggi inaspettati: un miglioramento nella coordinazione motoria e nei rapporti con gli altri bambini e con la natura».