Asili nido, il Comune pensa alla revoca del bando Le lavoratrici: «Temiamo false speranze e false dichiarazioni»

Si è svolto in tarda mattinata al Comune di Catania un incontro tra l’assessore ai Servizi sociali Angelo Villari, le lavoratrici delle cooperative degli asili nido e i rappresentanti dei sindacati. Durante la riunione Villari – accompagnato dal vicesindaco Marco Consoli e dalla presidentessa del consiglio comunale Francesca Raciti – ha manifestato le sue perplessità in merito alla procedura di revoca del bando per il servizio ausiliario delle strutture. Provvedimento richiesto all’unanimità dalle forze sindacali e dai consiglieri di maggioranza e opposizione, e contro cui Villari si era opposto qualche giorno fa in aula professandone la regolarità legale e formale. La riunione di oggi però si profila come un tentativo di risolvere l’annosa questione che sta provocando non pochi grattacapi al neo assessore e alla giunta di Enzo Bianco. I consiglieri comunali hanno evidenziato la possibilità di intervenire in autotutela alla revoca del bando. Si tratta solo un’ipotesi, ma che l’amministrazione etnea pare stia prendendo seriamente in considerazione.

Le contestazioni al documento di gara sono arrivate da più parti e su singoli aspetti. Tra questi il rapporto con gli operatori, la mancata indicazione del numero di asili nido e l’individuazione di alcuni criteri in ordine al contratto collettivo sembrano profilare aspetti di illegittimità nel bando. Ed è proprio su questi elementi che i consiglieri comunali, insieme alle lavoratrici delle cooperative e ai rappresentanti sindacali, hanno fatto leva per suggerire all’assessore Villari la sperata revoca. A margine di queste osservazione Villari, Consoli e Raciti si sono ritirati per meglio valutare un eventuale ritiro del bando.

«Non siamo soddisfatti dell’incontro perché molte volte si è profilata l’apertura di uno spioncino di risoluzione e subito dopo si è richiuso», afferma Giusy Mavilla, ausiliaria della cooperativa Progetto vita da undici anni. Che alla fine dell’incontro ha aggiunto: «Temiamo che vengano alimentate false speranze tramite false dichiarazioni e noi, – ha proseguito – che siamo lavoratrici in agonia, ci sentiamo come se da un momento all’altro ci potessero staccare la macchina che ci tiene in vita».


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