Dalla morte di Rizzuto alla telefonata di Papa Francesco La ricostruzione del primo mese di Covid-19 a Siracusa

Dal 23 marzo al 20 aprile. Circa trenta giorni in cui
Siracusa ha dovuto fare i conti con la pandemia del nuovo coronavirus. Mentre l’azienda sanitaria provinciale si è fatta trovare chiusa nel silenzio e impreparata, nonostante un mese di vantaggio rispetto al Nord Italia. Una soluzione arriva poi dalle misure degli esperti del Covid-team inviati dalla Regione. E pure dalle preghiere di Papa Francesco.

Il 23 marzo
muore Calogero Rizzuto, il direttore del parco archeologico di Siracusa. Era ricoverato all’ospedale Umberto I ed era risultato positivo al coronavirus. Nove giorni prima il deputato regionale del Partito democratico Nello Dipasquale, suo amico di lunga data, aveva presentato una denuncia per presunti ritardi nelle cure. La procura apre un’inchiesta. Due giorni dopo Rizzuto, muore anche una sua collaboratrice, Silvana Ruggeri. Cominciano a registrarsi i primi contagi di medici e infermieri. Numeri che, nei giorni successivi, arriveranno fino al 40 per cento del totale in provincia. 

Diventa virale il video dell’
infermiere mascherato che, dalla tenda del pre-triage dell’ospedale Umberto I, denuncia alcune criticità. L’Asp lo definisce «un volgare e scomposto fake» e sostiene che non sarebbe un dipendente dell’azienda. E invece, di lì a poco, si scoprirà che è Marco Salvo, infermiere del Pronto soccorso anche lui affetto da coronavirus. I sindacati lamentano il rischio di promiscuità e mancanza di tamponi al personale, l’Asp si chiude nel silenzio. Il 30 marzo arriva il Covid-team della Regione a supporto dell’azienda sanitaria. Una rivoluzione che traccia un prima e un dopo, visibile in una relazione presentata la stessa domenica in cui il sindaco Francesco Italia riceve una telefonata di papa Francesco.


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