Conti in rosso, Armao fa il punto sui progetti per il 2020 «Oggi iniziano i saldi, ma per lo Stato non ci sono sconti»

«La Sicilia non può più fare sconti allo Stato». La prima conferenza stampa della politica siciliana nel nuovo anno, in streaming sui social network, la convoca il vicepresidente della Regione e assessore all’Economia Gaetano Armao, che annuncia il nuovo corso delle riforme per mettere in sicurezza i conti nell’Isola. Al fianco dell’esponente del governo anche Giuseppe Nobile, direttore dell’ufficio statistica della Regione Siciliana, che ha presentato l’analisi condotta dalla struttura regionale.

Armao non ha dubbi e rilancia il suo proposito per il 2020, affidato a Meridionews: «Non possiamo più essere donatori di sangue allo Stato. Bisogna concludere il negoziato per riconoscere i diritti dei siciliani. Nessun privilegio, nessuna zona franca, ma il riconoscimento dei diritti».

Tra i prossimi appuntamenti, quello del 14 gennaio, quando la Regione sarà in Corte Costituzionale «a difendere la questione dei Lea (i livelli essenziali di assistenza, ndr), perché ancora oggi la sanità siciliana riceve, in media, meno di altre Regioni. Molti di voi si lamentano del livello delle prestazioni sanitarie: abbiamo fatto tanto, ma la Sicilia riceve ancora meno di altri. Per questo dobbiamo rivendicare il riscatto della Sicilia. Sono considerazioni che esprimo da diversi anni, recentemente sia il ministro Provenzano che il ministro Boccia hanno ribadito nelle commissioni parlamentari in cui sono stati auditi che il divario Nord-Sud cresce per quantità e per qualità. Basta sconti, serve un confronto leale e concreto».

Sulla spesa dei fondi comunitari, Armao sottolinea che anche nel 2019 la Regione è «riuscita a rispettare i target della spesa europea per il secondo anno consecutivo; quello che sembrava un caso, un caso non è. C’è dietro il lavoro di tante donne e uomini, che credono e sono convinti che attraverso un uso sapiente di queste risorse si possa aggiungere qualcosa alla crescita della Sicilia. È chiaro – continua l’assessore all’Economia – che queste risorse devono essere aggiuntive e non si possono sostituire a quelle statali. Abbiamo abbassato la media dei dipendenti pubblici, che prima vedeva la Sicilia distaccare le altre regioni, anche se qui una buona parte di questi dipendenti svolge funzioni dello Stato. Oggi la dotazione è in linea con quella italiana, siamo nella media nazionale e in alcuni casi anche sotto. La favoletta che qualche giornalista televisivo continua a raccontare – rilancia Armao – ossia della Sicilia come paese di Bengodi per i dipendenti pubblici, non è vera. Stiamo riducendo anche gli enti pubblici, che significa meno Cda, meno direttori generali e meno capi degli uffici».


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