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Rifiuti, Cuffaro in Antimafia difende i termovalorizzatori
«La Sicilia è pattumiera per il malaffare nelle discariche»

Audizione fiume per l'ex presidente della Regione. Domande sulle gare d'appalto che a inizio anni Duemila furono indette per bruciare i rifiuti. Alle parole di Claudio Fava, Cuffaro ha replicato accusando il governo che lo ha succeduto

Miriam Di Peri

Mancano solo i pop corn. È un botta e risposta senza esclusione di colpi, quello che si è consumato tra l’ex governatore della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, che ha scontato una condanna di 7 anni per favoreggiamento alla mafia, e il presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava. Cuffaro è stato convocato in audizione dall’organismo parlamentare per chiarire alcuni aspetti legati alle gare d’appalto bandite all’epoca dal suo governo per la realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia.

La convocazione dell'ex presidente della Regione arriva al culmine di un primo ciclo di audizioni in cui sono stati sentiti dirigenti e assessori proprio degli anni di Cuffaro che quindi chiude il cerchio. Si proseguirà poi con l'approfondimento sui fatti relativi ai governi di Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta e non è escluso che anche loro possano essere convocati dalla commissione guidata da Fava.

Cuffaro non incassa le accuse e rilancia, difendendo la scelta di puntare alla termovalorizzazione per l’ultima fase del ciclo dei rifiuti. Attacca i predecessori di Musumeci, ma soprattutto, pur senza mai nominarli, l’ex governatore Raffaele Lombardo e Antonello Montante (o - meglio - il sistema Montante). L’uno per il ribaltone che ha portato al governo col centrosinistra e per aver rinnegato le scelte dei governi Cuffaro, pur mantenendone gli assessori. L’altro per aver retto un sistema attorno a cui sono stati costruiti potere e interessi, anche legati alla gestione delle discariche private. Conti alla mano, secondo il j’accuse dell’ex primo inquilino di Palazzo d’Orleans, il prezzo di conferimento in discarica sarebbe stato di 74 euro a tonnellata, qualora si fossero realizzati i termovalorizzatori. «Quella cifra - ha detto in audizione, trasmessa in streaming nella sala stampa dell’Assemblea Regionale - era stata accettata dai Comuni, dagli Ato e dalle società che avrebbero costruito i termovalorizzatori. Perché avevano accettato? Avevano accettato perché avrebbero ricevuto il Cip6 da Enel». Il riferimento è al contributo, stabilito in una delibera interministeriale, che viene erogato in base all’energia prodotta da fonte alternativa, quale - in questo caso - è appunto quella prodotta attraverso la termovalorizzazione dei rifiuti.

«Oggi - è proseguito l’atto di accusa di Cuffaro - costa più del triplo portare in discarica i rifiuti, escludendo le spese di trasporto. E in questa sede voglio manifestare il rammarico per avere sentito dal governo che è venuto dopo di me, che era lo stesso che era con me e che i termovalorizzatori li aveva approvati, che abolendo i termovalorizzatori si toglievano affari al malaffare. È vero esattamente il contrario, come le cronache hanno dimostrato: il malaffare e l’illegalità si insidiano nelle discariche, non nei termovalorizzatori. Abbiamo fatto diventare la Sicilia una pattumiera, abbiamo mandato in dissesto finanziario i nostri Comuni, che non reggono il problema dello smaltimento dei rifiuti. Il debito degli Ato da 37 milioni di euro è arrivato a oltre un miliardo. Tutto questo perché non abbiamo voluto fare i termovalorizzatori. E questi soldi sono andati a finire dove si annida il malaffare».

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